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Simone Alliva ha copiato? Lui spiega cosa è successo, Selvaggia Lucarelli sbotta: “Scuse non credibili e imbarazzanti, abitudine a mentire”

Fabiano Minacci 29/04/2026

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Lo scrittore Simone Alliva ha deciso di rispondere pubblicamente allo scandalo che lo ha travolto dopo che Selvaggia Lucarelli sulla sua newsletter ha confrontato alcune pagine del suo ultimo libro a un articolo dell’HuffPost americano. “Molte di quelle storie raccontate da Alliva sono già state pubblicate nel 2017 da un giornalista americano, Michael Hobbes, in un articolo per HuffPost USA” – ha scritto Selvaggia – “Stessi virgolettati, stesse testimonianze, stessa bibliografia, stesse tesi. Cambiano solo i nomi (Jeremy diventa Renato, Adam diventa Antonio, Paihan diventa David) e le città (Seattle diventa Roma, San Francisco diventa Milano)“.

Un’accusa ben mirata a cui Simone Alliva ha deciso di rispondere 24 ore dopo via social. “Desidero intervenire in modo diretto e trasparente rispetto alle osservazioni emerse in questi giorni“, ha scritto prima di lasciarsi andare a un lunghissimo carosello di slide in cui si giustifica, negando di aver copiato.

Alcune storie presenti nel libro derivano da testimonianze pubblicate da HuffPost Usa, successivamente rielaborate e intrecciate con altre esperienze e contributi, anche di contesto italiano, all’interno di un lavoro narrativo più ampio. Con studi e ricerche che arrivano fino ai giorni nostri e non ferme al 2016. Mi sono reso conto solo dopo la pubblicazione che avevo, a un certo punto, sovrapposto ricordi a letture. È stato un errore. Grave. E me ne sono accorto quando il libro era già andato in stampa su segnalazione di un lettore, a seguito della quale ho concordato con la casa editrice una modifica del testo nell’eventuale ristampa“, ha scritto. E ancora: “Questo è un libro che ha avuto una gestazione lunga. Ci lavoro molto da moltissimo tempo, prima ancora di Caccia all’Omo (2020). Sono moltissime le versioni, le riscritture, i file persi. C’è un famoso tweet che racconta proprio questo. Risale al 2023. È visibile in rete“.

Simone Alliva, ecco perché non ha citato Michael Hobbes: “Una mia svista, era previsto!”

All’interno del libro incriminato Simone Alliva ha messo anche tutte le sue fonti, non citando mai il giornalista Michael Hobbes: questo perché se lo sarebbe semplicemente dimenticato, una svista, dice.

Fin dall’inizio era previsto un riferimento esplicito in bibliografia che indicasse chiaramente quella fonte. Purtroppo, per una mia svista nella fase finale di revisione, quel riferimento e solo quel riferimento non è stato inserito insieme agli altri. A piè di pagina e nella sezione bibliografia essenziale. Come si vede: ricerche, studi, articoli sono tutti ben visibili e citati. Manca il singolo articolo. Un errore umano, di cui mi SCUSO. Comprendo che l’assenza di questo riferimento possa aver generato fraintendimenti, fino all’accusa di “plagio” di un intero lavoro che raccoglie esperienze personali, interviste, storie e lavori che arrivano fino alle ricerche più recenti“.

Quelle storie, stando al suo racconto, non voleva copiarle, ma semplicemente integrarle a quelle italiane (uhm?). “Desidero essere chiaro: su quelle storie non vi è stata alcuna volontà né intenzione di appropriazione indebita verso un collega. Sarebbe stato infinitamente stupido. L’intento era piuttosto quello di costruire un racconto più ampio, che mettesse in relazione diverse storie e prospettive, integrandole a persone della comunità italiana ben presenti nel libro. Riconosco che la mancanza di un’attribuzione esplicita unita a una rielaborazione narrativa rappresenti un errore. Provvederò a integrare in modo chiaro e puntuale tutte le fonti nelle prossime edizioni. Dettagliatamente. Il lavoro svolto è di approfondimento e composizione narrativa, volto a restituire un quadro più ampio e articolato in 150 pagine. Chi lo ha già letto, andando oltre quegli stralci, sa di cosa parlo. Mi dispiace che quella porzione di testo abbia travolto un intero lavoro molto più ampio. Dove non avevo risposte, ho cercato dati. Dove trovavo silenzi, ho cercato testimonianze. Un lavoro lungo anni dove ho unito ciò che leggevo con ciò che ho ascoltato, le parole che mi sono state affidate si sono unite a quelle che ho letto“.

Simone Alliva ha poi concluso: “Questo libro unisce inchiesta e racconto, intreccia l’indagine all’esperienza personale: il confine era labile, alcuni margini si sono affievoliti. Accolgo con attenzione e rispetto le osservazioni ricevute, e ringrazio per la segnalazione, che consente di migliorare il lavoro. Spero che il focus su di me e su questo errore non oscuri un dibattito costruttivo importante che si sta generando intorno a questo libro, sulle tematiche reali di cui parla e le domande che pone. Alla luce degli ultimi fatti, ho inoltre ritenuto opportuno rimandare la presentazione prevista domani a Milano, presso la libreria Antigone, a una nuova data che vi comunicherò“. Una presentazione che arriverà (se arriverà) quando presumibilmente il vento di Selvaggia Lucarelli si è affievolito.

La risposta di Selvaggia Lucarelli

La giornalista, tramite la pagina della sua newsletter ValeTutto, ha così risposto a Simone Alliva: “Questa replica è un modo per non assumersi la responsabilità evidente di aver copiato interi paragrafi del lavoro di un tuo collega. Lavoro che è stato tra l’altro maldestramente tradotto con Google Translate, con tanto di virgolettati talvolta identici ma con nomi di persona o di città furbescamente modificati. Il tutto è ancora più grave perché questa secondo il tuo libro è una inchiesta ambientata in un tempo e luogo che invece si rivelano almeno in parte falsi, con protagonisti falsi, o meglio esistenti in luoghi e tempi diversi da quelli descritti. Basterebbe ammetterlo e scusarsi, anziché scrivere slide su slide di farneticazioni. Ciò che stupisce è ancora di più la casa editrice, che asseconda queste scuse non credibili e imbarazzanti“.

In prima persona su Instagram, invece, Selvaggia Lucarelli ha aggiunto: “Oggi Alliva, d’accordo con la casa editrice Fandango, anziché dire “ho copiato” e chiedere scusa al collega dell’Huffington Michael Hobbes e ai lettori, se ne esce con queste slide di farneticazioni. Sovrapporre ricordi succede, ma cambiare luoghi, nomi e date, copiare virgolettati e farlo pure usando (male) Google Translate tanto da tradurre pure maldestramente alcuni passaggi dell’articolo americano, non è un problema di sovrapposizione di memoria. È COPIARE Aggiungo che in giornata mi sono arrivate altre segnalazioni su altri suoi post o articoli diciamo ‘ispirati’ al lavoro altrui Sull’abitudine di Alliva di mentire – lo dico per esperienza- avrei una succulenta aneddotica da riferire, ma non infierisco perché mi rendo conto che essere smascherati sia imbarazzante. Ma ripeto, non trattandosi di reato di omicidio plurimo, basterebbe scusarsi con convinzione. E magari togliersi il vizio“.

Non ho mai letto un libro di Simone Alliva quindi non voglio trarre giudizi affrettati, ma diciamo che, se fossimo in un Tribunale e io fossi il giudice, fra la parte dell’accusa e quella della difesa direi che mi avrebbe più convinto la prima.

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