Essere gay in Italia negli anni ’60: dagli incontri nei battuage alle prime riviste camuffate

17 Giu 2021 Fabiano Minacci • Tempo di lettura: 2 minuti

gay

L’Italia negli anni ’60 era nel pieno del boom economico, in radio suonavano Tony Dallara e Tony Renis ed in televisione impazzava Canzonissima con Mina, Corrado, Nilla Pizzi, Sandra Mondaini e Raimondo Vianello. Ma com’era essere un giovane gay degli anni ’60 in Italia?

Sicuramente non facile, dato che la società non voleva neanche affrontare il tema LGBT ed i pochi che avevano il coraggio di dichiararsi venivano discriminati ed emarginati. Non esistevano i gay pride, non c’era nessun vip che aveva fatto coming out, la politica pensava ad altro ed ovviamente non esistevano neanche discoteche, pub o locali d’incontro.

Capire di essere gay ed affrontare con serenità il proprio orientamento sessuale era all’epoca davvero difficile. Nei primi anni ’60 in alcune edicole (soprattutto nelle grandi città) arrivarono alcuni settimanali che in breve tempo divennero un vero e proprio acquisto fisso da parte degli omosessuali, dato che avevano in copertina ed al loro interno numerosi uomini in versione nature.

“Grecian Guild”, “Adonis“, “American Apollo“, “Physique Pictorial”, “Body Beautiful” sono solo alcuni dei titoli arrivati in Italia. Giornali che non dichiararono mai esplicitamente di essere rivolte ai gay, ma semplicemente ad un pubblico di “uomini sportivi” interessati agli “aggiornamenti ed alle innovazioni per la cura del corpo”.

Quei giornali divennero un cult per i gay tanto da essere ricordati dallo scrittore Edmund White nel romanzo “The beautiful room is empty”  il cui giovane protagonista dice, ad un certo punto della narrazione, di morire “dalla voglia di comprare il nuovo numero di Grecian Guild” – una rivista di ragazzi che posavano in slip per ammirare “le natiche abilmente oliate di Bobby Palen”.

Essere gay negli anni ’60, i battuage

Non esiste un momento storico preciso per definire l’anno di nascita dei battuage (pare ci fossero già nell’800), ma ad ogni modo per i giovani gay degli anni ’60 il cruising (o il battuage) era l’unico modo per conoscere altri uomini interessati a consumare un rapporto. Non esistendo locali, bar di incontri né tantomeno chat, quelli erano l’unico posto sicuro dove poter essere se stessi.

Posti isolati (spesso parchi, parcheggi o bagni pubblici) dove – grazie al passaparola – uomini gay e bisessuali andavano a consumare una voglia fisica o a conoscere altri ragazzi single in cerca di compagnia.

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