LGBT
Alberto Ravagnani si apre sull’omosessualità e i gay credenti: “I ragazzi omosessuali venivano da me con la stessa domanda”
Anthony Festa 05/09/2026

Anche quando era ancora prete, Alberto Ravagnani ha sempre affrontato tematiche delicate, come il rapporto tra Chiesa e omosessualità, ma anche il celibato e la castità dei sacerdoti e adesso che ha lasciato l’abito talare ha deciso di andare ancora più in profondità.
Se in contesti come il More Touchy Show, l’ex don, due anni fa si era limitato a spiegare la dottrina cattolica in merito alle persone LGBTQ, adesso ha dimostrato di avere posizioni non più in linea con quelle della Chiesa e ha anche iniziato a farsi delle domande.
Il mese scorso Alberto Ravagnani ha incontrato Diego Passoni e con lui ha discusso anche di omosessualità e religioni, di come una persona non etero possa avvicinarsi alla fede, pur non negando una parte importante di sé.
Alberto Ravagnani e il ricordo dei ragazzi che gli confidavano la propria omosessualità
Durante i sette anni di sacerdozio Alberto Ravagnani ha incontrato molti ragazzi che con difficoltà gli hanno confidato della propria omosessualità. Nell’ultimo articolo della sua newsletter, il content creator ha ricordato i confronti con i fedeli omosessuali: “Ho incontrato tanti ragazzi omosessuali durante gli anni in cui ero prete. Non me lo dicevano subito. Arrivavano a parlare d’altro. La vocazione, l’ansia di non essere abbastanza, il senso di stare in un posto sbagliato senza riuscire a capire quale fosse quello giusto. Poi, a un certo punto, si fermavano. Abbassavano la voce. Come se quello che stavano per dire occupasse troppo spazio per il contesto in cui eravamo“.
L’ex don ha sottolineato come il cammino di fede di questi ragazzi gay fosse più sofferto, visto che vivevano la loro religione domandandosi continuamente se anche solo la loro esistenza fosse un peccato: “Molti credevano davvero. Erano cattolici convinti, praticanti. E proprio per questo stavano peggio degli altri. Perché per loro la domanda non era esisto? La domanda era: esisto bene? La domanda che mi facevano quei ragazzi rimane aperta“.
Nel suo lungo articolo Alberto Ravagnani ha specificato la distinzione operata dalla Chiesa cattolica, secondo cui l’omosessualità è sì un disordine, ma il vero peccato è l’atto fisico con una persona dello stesso genere: “La Chiesa cattolica distingue tra orientamento e atto. L’orientamento omosessuale è considerato “intrinsecamente disordinato”, ma non è colpa tua, dicono. Il problema è agire secondo quell’orientamento. Puoi essere gay. Il problema, per la dottrina, arriva quando vivi da gay“.
L’ex sacerdote però ha anche fatto notare come nei Vangeli vengano ritenute disordinate tutte le relazioni non sane, che si concentrano sull’egoismo. Ed è qui che Ravagnani prende posizione e senza girarci intorno ha scritto che in coppie formate da due uomini o due donne può esserci amore vero, così come in quelle etero invece può esserci disordine, lo stesso disordine che la Chiesa attribuisce alle relazioni omosessuali.
“La parola disordine, dentro i Vangeli, punta altrove. Qualunque relazione centrata sull’egoismo è disordinata. Il disordine riguarda se stai davvero amando o stai consumando l’altro per riempirti. Puoi costruire quel disordine in una coppia eterosessuale. In una coppia omosessuale puoi costruire amore autentico. Letta così, la parola disordine fa saltare esattamente l’argomento che la Chiesa usa contro l’omosessualità. Diventa uno specchio che rimanda indietro”.
I gay cattolici come le piante che non fioriscono?
Sostanzialmente la Chiesa cattolica chiede ai fedeli omosessuali di non vivere secondo la loro natura, o di non farlo per non incorrere in quelli che secondo l’istituzione sono peccati gravi. Questo concetto affrontato da Diego Passoni nel podcast Senza Pretese ha fatto riflettere Alberto Ravagnani, che ha ripensato ai giovani che gli avevano confessato la propria omosessualità: “Diego usa un’immagine che non riesco a togliermi dalla testa. “Se hai una pianta, l’importante è che tu non faccia mai i fiori.” Una pianta che non fiorisce non muore. Sopravvive. Però non è quello per cui è nata. Ho pensato a quei ragazzi. Stavano in piedi. Non stavano fiorendo“.
Alberto si è poi chiesto quanto possa durare la fede di una persona che deve rinunciare a una parte importante della propria vita, quella dell’amore, della fisicità, del piacere: “Perché allora tutta questa architettura di controllo sulla sessualità delle persone, invece di chiedersi cosa vuol dire amare bene? C’è una domanda che mi rimane. Quanto può durare una fede costruita sulla negazione di una parte di sé?“.
Ravagnani ha smesso l’abito talare, ma è ancora credente e quindi ha sollevato un dubbio profondo. Se tutti gli esseri umani sono stati creati da Dio, significa che l’omosessualità è parte del suo disegno divino e perfetto, quindi se la Chiesa la condanna, forse sta mettendo in dubbio l’operato della divinità su cui fonda la sua ragion d’essere.
“Se quella parte di sé è esattamente quello che Dio ha fatto, se è così che sei stato messo al mondo, allora chi ha sbagliato il calcolo? So che c’è qualcosa di profondamente stonato in una struttura religiosa che chiede a una persona di scegliere tra la propria anima e il proprio corpo. Come se fossero due cose separate. Come se Dio avesse fatto un errore nel metterle insieme”.









