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Alberto Ravagnani sui preti gay e l’omosessualità: “Percentuale alta di omosessuali nel clero”

Anthony Festa 12/08/2026

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Da quando ha lasciato il sacerdozio, Alberto Ravagnani ha parlato di temi spinosi, come la castità, il celibato e adesso anche i preti gay. Il trentaduenne nel momento in cui ha detto addio all’abito talare ha messo in dubbio gran parte di quelli che fino a poco tempo prima erano i pilastri su cui si fondavano i principi e le convinzioni che avevano fatto parte del suo percorso religioso. In uno dei suoi più recenti video su YouTube, l’ex Don ha discusso di omosessualità e Chiesa e di persone LGBTQ che fanno parte del clero, usando toni decisamente diversi rispetto al passato.

Alberto Ravagnani e il gran numero di preti gay nella Chiesa

L’ex prete più famoso dei social ha da poco dato il via a un podcast, Senza Pretese e, nel primo episodio, dal titolo “Puoi essere gay e cattolico?”, ha chiacchierato con Diego Passoni, che da giovane ha vissuto per due anni in un monastero in Francia e che da molti anni ha lasciato il cattolicesimo ed ha abbracciato il cristianesimo riformato (protestante).

Ancora una volta Alberto Ravagnani, discutendo dei preti gay e dell’apertura della Chiesa nei loro confronti, ha sottolineato le incongruenze tra la dottrina cattolica e la realtà (così come aveva fatto sulla doppia vita di molti sacerdoti che non rispettavano la castità e il celibato).

Secondo Alberto Ravagnani, ci sarebbero molti preti gay, nonostante la chiusura della Chiesa nei confronti dell’omosessualità, o meglio degli atti omosessuali: “Parlando delle contraddizioni del cattolicesimo fra la dottrina e la realtà, ho letto — diciamo così, ho letto ecco — che la Chiesa cattolica è una realtà molto ostile all’omosessualità dal punto di vista teorico, cioè la considera peccato, però è accogliente al proprio interno rispetto all’omosessualità nei termini in cui ci sono molti omosessuali nel clero. C’è una percentuale di omosessualità nel clero molto alta, che in passato era molto più alta, ma anche adesso è alta“.

L’influencer ha poi riportato l’osservazione di un giornalista, secondo cui la bellezza e l’attenzione ai dettagli che ci sono nella Chiesa, sarebbero la prova della massiccia presenza di persone omosessuali all’interno del clero: “Sentivo un giornalista cattolico esprimere il suo pensiero sul tema e diceva: “Ma nella Chiesa cattolica è presente così tanta bellezza, arte, la liturgia, la disposizione delle cose nelle chiese, perché evidentemente ci devono essere stati dei preti molto omosessuali”. Il giornalista parla di stile, di bellezza, di cura per i dettagli“.

Su questo punto Diego Passoni è intervenuto, specificando che il rischio di cadere nei cliché è fortissimo. Il conduttore ha giustamente fatto notare che il binomio “omosessuale=esteta” è superato e non sempre valido: “Il camp l’ha inventato la Chiesa cattolica. Quello che dici ci sta, ma rischia di essere un cliché. Nel senso che, per esempio, io non mi occupo di bellezza e moda e non ne capisco niente. E quindi ci sono molte sfaccettature, l’orientamento non determina certe cose. Ma diciamo che se vogliamo giocare un po’ sul cliché, certamente sì, ma sai perché? Perché per un certo verso il celibato dichiarato è stato una via di salvezza per tutti gli orientamenti difformi. Basta pensare alle donne che erano obbligate a sposare chi era deciso dalla famiglia e che hanno potuto vivere in comunità di sole donne. Per loro era un paradiso“.

La riflessione su omosessualità e Chiesa

Alberto Ravagnani dopo aver affrontato la questione dei preti gay e delle contraddizioni della Chiesa, nel secondo episodio di Senza Pretese ha allargato il tema. L’ex sacerdote ha fatto una profonda riflessione sul giudizio della Chiesa nei confronti degli atti omosessuali e la presunta apertura verso tutte le persone che vogliono incontrare Cristo, anche quelle LGBTQ.

“Tema omosessualità. La Chiesa sostiene che la tensione omosessuale non è peccato, ma gli atti sono un peccato. Questo dice la dottrina in questo momento. Poi però la Chiesa dice ‘nessuno coincide col suo peccato, Dio ama tutti todos todos todos, accogliamo tutte le persone, nessuno è escluso dalla benedizione’. Dal punto di vista del bene la Chiesa ha delle risposte rispetto a questa questione dell’omosessualità, però mi pare che siano risposte che si sorreggono su una verità parziale o molto fallace. Io non sono più disposto a dire ‘vabbè ma la Chiesa vuole bene agli omosessuali’ se però di base c’è una fallacia veritativa rispetto alla dottrina”.

Parole e pensieri molto distanti da quelli che Ravagnani ha espresso in passato. Due anni fa, nel podcast More Touchy Show, Alberto ha fatto da megafono, da ripetitore automatico delle posizioni rigide della dottrina cattolica su atti e relazioni omosessuali, trincerandosi dietro al motto che lui stesso adesso critica, “ma la Chiesa accoglie tutti, anche i gay”.

“La Chiesa accoglie tutti, ma chiama male il male, ma accoglie anche coloro che fanno il male. Il male non è il matrimonio gay, ma l’omosessualità, perché non sono rapporti ordinati. Negli atti omosessuali la Chiesa vede un disordine affettivo. Biologicamente parlando non sono rapporti che esprimono al massimo certi valori, che arrivano con l’unione del maschile e del femminile. Sono tipi di rapporti oggettivamente riduttivi, rispetto alle potenzialità simboliche che ci sono in quelli tra maschi e femmine”.

Per fortuna da queste ultime parole molte cose sono cambiate.

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