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Mirko Moriconi, il suo migliore amico: “Il padre lo insultava e minacciava di morte perché gay”

Fabiano Minacci 26/06/2026

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La morte di Mirko Moriconi ha sconvolto la comunità LGBT+. Il padre, Piero Moriconi, ha ucciso sia lui che la moglie, Kety Andreoni, madre del ragazzo, sparando a entrambi con un fucile. Fin da subito gli investigatori non hanno escluso la pista dell’omofobia: sui social, infatti, Mirko aveva raccontato più volte che il padre gli aveva detto di preferirlo morto piuttosto che gay, denunciando apertamente la sua omofobia e quella di una parte della famiglia. L’unica persona che gli è sempre rimasta accanto, sostenendolo e amandolo come un genitore dovrebbe fare, era sua madre.

Quando la Polizia è arrivata a casa loro e ha arrestato Piero Moriconi, l’uomo avrebbe detto “l’ho fatto perché andava fatto” iniziando a descrivere il figlio e la moglie come due mostri da cui avere paura. Mirko, descritto come uno “iperattivo, psichiatrico, ingestibile” che “chiedeva soldi e noi eravamo costretti a nasconderli in casa” e che aveva “problemi di dipendenze“. La moglie, invece, descritta come una “donna nevrotica” che lo minacciava di “andarsene e lasciarmi da solo con mio figlio“. Una versione confermata anche da una parente che ai media ha detto: “Non l’ha ucciso perché era gay ma perché veniva continuamente umiliato”.

Mio figlio era iperattivo e psichiatrico, era ingestibile. Chiedeva soldi e noi eravamo costretti a nasconderli in casa. Mia moglie era una donna nevrotica: minacciava di lasciarmi da solo con mio figlio e poi di andarsene. Anche ieri lei ha preso le difese di lui: lo assecondava nelle richieste di soldi. Ieri ho litigato: l’ennesima discussione sui soldi. E allora a quel punto ho preso il fucile e ho sparato a tutti e due“.

Una difesa che secondo il migliore amico di Mirko Moriconi, tal Massimiliano Bastianelli, farebbe acqua da tutte le parti e che sarebbe una bugia. “Il padre di Mirko lo insultava, lo sminuiva, lo minacciava perché omosessuale. Era un padre tiranno, proprio come il mio. Mi aveva raccontato che lo inseguiva gridando: ‘ti ammazzo’ e alla fine l’ha fatto. Mirko aveva solo un sogno: andarsene da quell’inferno di vita in famiglia“. A La Repubblica ha poi aggiunto: “Bugie, tutte ignobili bugie quelle che ho sentito in queste ore. Se c’era qualcuno che per anni ha subito umiliazioni era Mirko”.

 

 

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Nel nostro Paese l’omofobia purtroppo non è un’aggravante in fase processuale, ma sarà comunque un giudice a stabilire le cause e le motivazioni. Il migliore amico di Mirko Moriconi ha però fatto benissimo a far sentire la sua voce. L’avvocato dell’assassino fra le pagine del Corriere Fiorentino ha fatto sapere che la “situazione del suo assistito era insostenibile da anni” e poi ha aggiunto: “Il mio cliente è sconvolto: ha capito di aver rovinato due vite e di aver rovinato la sua“.

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