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Omofobia interiorizzata all’interno della comunità gay? Il duro attacco contro chi rifiuta gli stereotipi per farsi accettare

Fabiano Minacci 04/08/2026

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Qualche giorno fa, mentre scrollavo TikTok, mi sono imbattuto in un video del creator @La.Gattah in cui raccontava una propria esperienza personale. Nel video, che potete vedere qui sotto, il creator critica quegli uomini omosessuali che sentono il bisogno di sottolineare continuamente di essere “diversi dagli altri gay”. In particolare, prende di mira chi si definisce gay ma tiene a precisare di non frequentare serate LGBTQ+, di non amare le drag queen, di non ascoltare determinate cantanti pop o di essere appassionato di calcio e rap, quasi come se dovessero dimostrare di essere più “maschili” o più vicini al mondo etero. Insomma, omofobia interiorizzata ne abbiamo?

Il video di @La.Gattah su TikTok: “Siete repressi”

Secondo lui, non ci sarebbe ovviamente nulla di male nell’avere interessi diversi, dal momento che ognuno è libero di avere i propri gusti e di vivere la propria omosessualità come preferisce. Il problema nascerebbe piuttosto dalla necessità di doverlo ribadire continuamente, come se fosse importante prendere le distanze dalla comunità gay o dimostrare di non appartenere a determinati stereotipi. La sua provocazione finale è che dietro questa continua necessità di affermare “sono gay, ma non sono come gli altri gay” potrebbe esserci una forma di omofobia interiorizzata o, più in generale, una difficoltà nell’accettare pienamente la propria identità e tutto ciò che viene associato all’immaginario omosessuale.

Ma quanto non sopporto quella categoria di omosessuale che deve venire da te con l’urgente bisogno di dirti: “Io non sono del circoletto. Io non sono come voi, non vado alle serate, non mi piacciono le drag queen, non mi piace RuPaul’s Drag Race, non ascolto Ariana Grande. Io ascolto musica rap, guardo il calcio, sono fan accanito del Milan?“, ha detto. “Secondo me c’è un po’ di sentimento represso dietro, perché hai questa necessità di dire agli altri: “Guarda che io sono come voi, io sono eterosessuale come voi, semplicemente mi piacciono i ragazzi”. Cioè, secondo me siete un po’ repressi quando dite queste cose“.

Il video ha ovviamente scatenato un dibattito online fra chi ha condiviso le sue parole e chi, invece, non si è trovato d’accordo.

Che cos’è l’omofobia interiorizzata e perché se ne parla

La questione è delicata perché, naturalmente, nessuno dovrebbe sentirsi obbligato a identificarsi con una determinata parte della comunità LGBTQ+. Essere gay non significa automaticamente amare le drag queen, partecipare ai Pride o ascoltare musica pop: esistono infiniti modi di vivere la propria omosessualità e nessuno è più autentico degli altri. E fin qui, tutto ok.

Però è anche vero che, quando sento certi discorsi, anch’io percepisco qualcosa che ha a che fare con l’omofobia interiorizzata che non significa necessariamente odiare le persone gay o avere un problema con l’omosessualità. A volte può essere qualcosa di molto più sottile: il bisogno di prendere le distanze da tutto ciò che viene percepito come “troppo gay”, perché magari nella propria testa si è imparato che meno si appare gay, più si viene accettati dagli altri. In pratica, può scattare un meccanismo del tipo: meno sembro gay, meno rischio di essere giudicato e più facilmente sarò accettato dalla società. Ed è proprio questo, secondo me, il punto su cui vale la pena riflettere.

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