Lodo Guenzi come Fedez: “Esponenti Rai ci impedirono di portare coppie gay sul palco, dissero che era sconvolgente”

Nuova bomba sulla Rai, questa volta a sganciarla è Lodo Guenzi.

03 Mag 2021 Fabiano Minacci • Tempo di lettura: 3 minuti

Fedez con l’audio delle telefonata con la vice presidente di Rai 3 ha scoperchiato il vaso di Pandora. A quanto pare il suo non è un caso isolato. Oggi Lodo Guenzi intervistato da Mattia Marzi per Il Messaggero ha raccontato che nel 2015 degli esponenti Rai impedirono a Lo Stato Sociale di portare delle coppie LGBT sul palco.

“Ci siamo scritti l’altra notte, dopo il suo discorso al Concertone. Gli ho detto che ero molto contento, perché quello è un contesto dal quale bisogna mandare messaggi che devono incidere sulla società. E lui lo ha fatto. Anche noi de Lo Stato Sociale nel 2015 dovemmo lottare contro la censura, lì. Volevamo portare cinque coppie omosessuali con noi sul palco, si sarebbero baciate durante l’esibizione: ce lo impedirono.

Chi ce lo impedì? Esponenti Rai, non gli organizzatori: onestamente non ricordo i nomi, perché lì le persone cambiano continuamente.

Per loro un bacio gay in diretta tv sarebbe stato visto dai telespettatori a casa come qualcosa di troppo sconvolgente. Ma era il 2015, mica il 1946: in un gesto del genere non c’era niente di così dirompente, il pubblico era già abituato. Alla fine ci baciammo io e Albi, il bassista del gruppo. Citammo Sant’Agostino: “Ama e fa ciò che vuoi'”.

Prima che qualcuno dice che Lodo Guenzi ha avuto solo adesso il coraggio di parlare, ecco le dichiarazioni de Lo Stato Sociale nel 2015: “Avevamo preparato una semplice coreografia che prevedeva un bacio prolungato di alcune coppie gay, lesbiche e eterosessuali e per fare questo abbiamo coinvolto  persone che stanno portando avanti la campagna di parificazione dei sessi; loro hanno deciso di accettare. Pur sapendolo da tempo, solo un’ora prima dell’esibizione gli autori ci hanno comunicato che questa cosa non si poteva fare“.

Lodo Guenzi contro Pio e Amedeo.

“Sono fiero di quello che ha detto Federico su un palco che per me è casa e che ha senso di esistere per rasmettere dei messaggi. Ieri si è parlato di politicamente corretto, ed è vero che la discriminazione non è solo nelle parole ma anche nelle intenzioni. Ma non è vero che siamo tutti uguali. Questo Paese e la sua classe politica sono ancora in larga parte razisti e omofobi, questo è vergognoso.

Non ha senso parlare di quanto sia legittimo o illegittimo usare parole scorrette fino a quando non saremo in modo di evitare che gli omosessuali vengano menati e offesi e gli stranieri schiavizzati e lasciati annegare. Questa è la cosa difficile da dire, l’unica scorretta agli occhi di chi ci governa.

Quando Alessandra Mussolini dice in tv “meglio fascista che “fro*io” e uno al Pride scrive un cartello “meglio fr*cio che fascista” sta rispondendo a un’omofoba, ribaltando le sue parole e usando una parola discriminatoria contro sè stessa. Quando in tv si motteggia sulla parola fr*cio dicendo che il Pride non ha senso perché siamo tutti uguali, che è come se io dicessi viva la fi*a, mentre nel Paese gli omosessuali vengono picchiati e offesi come a me non è mai successo in quanto etero, e sono due anni che viene rimandata una legge contro l’omotransfobia, ecco, no. Questo è un esempio di intenzioni con cui si usano le parole”.

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