LGBT

“Non mi piacciono grassi”: pubblica la chat di Grindr e sbotta contro la comunità gay

Fabiano Minacci 30/07/2026

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Piccola polemica time“: inizia così lo sfogo pubblicato su TikTok da un ragazzo dopo aver ricevuto una risposta decisamente poco elegante su una chat di Grindr.

Nello screenshot condiviso online si legge la breve conversazione tra i due: dopo un semplice “Ciao“, dall’altra parte arriva una risposta lapidaria: “Non mi piacciono grassi“. Il giovane ha quindi deciso di rendere pubblica la chat, accompagnandola con una lunga riflessione sul modo in cui, a suo dire, alcune persone all’interno della comunità gay si rapportano agli altri.

Io non ho mai dato importanza agli insulti, questo non è né il primo né sicuramente l’ultimo“, ha esordito, anticipando anche una delle possibili obiezioni: “So che molti diranno: ‘Eh, ma sei su Grindr’. Ok, va benissimo, ma la maggior parte dei ragazzi gay è su quelle app e sono le stesse persone che poi scendono ai Pride chiedendo diritti“. Il ragazzo ha poi spiegato di trovare contraddittorio chiedere di non essere discriminati per il proprio orientamento quando, a suo dire, all’interno della stessa comunità esistono episodi di discriminazione e insulti rivolti ad altri membri. “Perché non possiamo chiedere di non essere discriminati per un orientamento quando la maggior parte delle discriminazioni e degli insulti io li ho sempre ricevuti dalla cosiddetta ‘community’?“, ha scritto.

La chat di Grindr: “Ehi ciao” “Non mi piacciono grassi”

Nel suo sfogo ha raccontato anche la propria esperienza personale sulle app di incontri: “In 12 anni che ho usato le app, nei periodi in cui ero single, c’è sempre stato qualcuno che insultava o giudicava“. Il punto, secondo lui, non sarebbe tanto avere o meno dei gusti personali, quanto il modo in cui questi vengono comunicati: “Sono dell’idea che va bene avere dei gusti personali, ma l’offesa in sé, oltre a essere da maleducati, è una cattiveria gratuita che nessuno merita“.

Il ragazzo, probabilmente ferito e deluso da questo ennesimo commento privo di tatto, ha poi criticato chi nel corso degli anni gli ha scritto cattiverie sostenendo che poi, offline, vanno al Pride a chiedere diritti. “Se dopo scendi pure al Pride sei doppiamente fuori luogo a chiedere qualcosa che tu stesso non meriti“, ha concluso, spiegando di non sentirsi rappresentato da questo tipo di atteggiamenti.

Una riflessione, la sua, che apre ancora una volta il dibattito sulle dinamiche interne alla comunità LGBTQ+, sul body shaming e sul confine tra il diritto di avere preferenze personali e il modo in cui queste vengono espresse. Perché un conto è non essere attratti da una determinata caratteristica fisica, ed è assolutamente lecito, un altro è trasformare una preferenza personale in un giudizio offensivo nei confronti di chi si ha davanti. E lì non si parla più di gusti, ma semplicemente di maleducazione.

FOTO | Creata con AI

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