Venezia 79, il regista Emanuele Crialese fa coming out: “Sono un uomo trans, sono nato biologicamente donna”

05 Set 2022 Fabiano Minacci • Tempo di lettura: 3 minuti

emanuele crialese trans

Alla Mostra del Cinema di Venezia non è stato presentato solo Le Favolose, docufilm di Roberta Torre che racconta la storia di cinque amiche transessuali, ma anche L’Immensità, con Penelope Cruz, diretto da Emanuele Crialese.

Una candidatura agli Oscar; tre nomination ai David di Donatello; un Leone d’Oro vinto: la carriera di Crialese è costernata di successi e solo quest’anno, alla presentazione del film L’Immensità, ha deciso di fare coming out come uomo trans.

Questo perché il film – ambientato a Roma negli anni ’70 – racconta di una coppia in crisi con tre figli a carico con la maggiore, Adriana, che inizia a nutrire dei dubbi sulla propria identità di genere. Alla premiere Emanuele Crialese aveva confessato che il personaggio di Adriana era “autobiografico”, ma quel che aveva lasciato intendere in sala è stato esplicitato fra le pagine del Corriere della Sera.

“Per cambiare la A del mio nome con la E [da Emanuela a Emanuele, ndr], ho dovuto lasciare un pezzo del mio corpo, il pegno che mi ha chiesto la società, sennò non avrei potuto cambiare nei documenti”.

Il riferimento è ovviamente alla legge che obbligava le persone transessuali all’obbligo di sottoporsi ad un’operazione chirurgica ai genitali prima del cambio del nome. Nel dettaglio, quindi, Emanuele è stato costretto alla rimozione dell’utero prima di poter avere dei nuovi documenti col suo nome declinato al maschile. Una legge che per fortuna non è più in vigore dal 2015. Ora, per cambiare genere sui documenti, basta il lasciapassare di uno psicologo e di un tribuale che confermano la disforia di genere

Emanuele Crialese: “Sono nato così”

E ancora, durante Venezia 79, ha aggiunto:

“Sono figlio del mio tempo, il mio percorso è stato molto diverso da quello che potrebbe essere il percorso di un ragazzo di oggi. La cosa importante è stato riuscire a trasformare quel dolore, ricreando delle storie. Ad un certo punto ho dovuto fare una scelta, che non è la solita scelta dell’essere o non essere, ma la scelta di vivere o morire. Non si sceglie di intraprendere un percorso del genere. Ci si nasce. Io non ho ricordi di me che mi percepivo diversamente da quello che poi sono stato. Si arriva al mondo così. La scelta diventa quella di continuare a credere in sè o morire. Non ci sono altre alternative”.

 

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