LGBT
Alessio Fiorenza contro i media che lo hanno definito attore trans: “È una forma di violenza”
Fabiano Minacci 20/05/2026

Alessio Fiorenza è un attore emergente e la sua prima esperienza importante è In Utero, produzione di HBO Max Italia in cui interpreta Angelo, un biologo trans alle prese con il cambio dei documenti e la burocrazia che ne consegue. Anche Alessio Fiorenza, proprio come il personaggio che interpreta, è un ragazzo transgender e, dato che non ne ha mai fatto mistero, la notizia ha rapidamente attirato l’attenzione dei media. Online sono infatti comparsi numerosi articoli con titoli come il mio, ovvero: “Chi è Alessio Fiorenza, primo attore trans in una serie italiana”.
Chi è Alessio Fiorenza, primo attore trans in una serie italiana #InUtero https://t.co/vA22TyQZit
— BICCY.IT (@BITCHYFit) April 22, 2026
Questi titoli a quanto pare lo hanno parecchio infastidito, tant’è che nel corso di un’intervista per Pietro Cerniglia a Virglio, a domanda diretta: “Le ha dato fastidio vedere titoli che puntavano subito sul fatto che fosse l’attore transgender, invece che semplicemente un giovane attore?“, Alessio Fiorenza ha risposto affermativamente.
Alessio Fiorenza contro i giornali che lo hanno definito attore trans: “È una forma di violenza”
“Sì, perché di fatto è una forma di violenza. Allo stesso tempo, però, era anche qualcosa che mi aspettavo. Credo di essere abbastanza consapevole della realtà che ci circonda e del modo in cui spesso funziona questo tipo di comunicazione. Non mi aspettavo quindi qualcosa di molto diverso. Questo, però, non significa che non dia fastidio. Anzi. Da un lato c’è sicuramente una sensazione di violazione, perché esiste questa continua necessità di sottolineare, specificare, etichettare. Dall’altro, però, penso anche che parlarne sia importante, soprattutto perché si tratta ancora di una realtà molto nuova nel panorama italiano. Il problema nasce quando tutto questo diventa soltanto clickbait. Quando il discorso si riduce a tre informazioni: ‘Si chiama Alessio Fiorenza, è nato a Palermo ed è un ragazzo transgender’. Fine. Oltre a questi elementi non possono dire molto altro, ma bastano per attirare attenzione e curiosità. E a quel punto tutto resta inevitabilmente in superficie”.
Ovviamente, se Alessio Fiorenza ha percepito quel titolo come “una forma di violenza”, me ne dispiaccio e chiedo scusa. Tuttavia, il termine “trans” è stato inserito non solo perché si trattava di un’informazione già pubblica, ma anche perché è una caratteristica strettamente legata al personaggio che interpreta nella serie In Utero. Inoltre, credo che, in un panorama dove la rappresentazione è ancora limitata, sia importante e positivo dare visibilità a figure che possano rappresentare la nostra comunità in modo costruttivo.
Inoltre, c’è una contraddizione: da un lato sostiene che sia importante parlarne perché la rappresentazione transgender in Italia è ancora poco diffusa; dall’altro critica chi quella rappresentazione la racconta e la porta all’attenzione del pubblico. Se il tema è importante è inevitabile che diventi anche parte del titolo, no? Scrivere ‘primo attore trans in una serie italiana’ è semplicemente una definizione descrittiva. Parlare di clickbait, poi, rischia di essere ingeneroso: il compito di un titolo è attirare l’attenzione sintetizzando la notizia. E in questo caso la notizia non era soltanto “un nuovo attore”, ma anche ciò che la sua presenza rappresenta nel panorama televisivo italiano, ovvero che è il primo (e al momento l’unico).
Ad ogni modo, Alessio Fiorenza ha anche aggiunto: “A volte sembra quasi un feticcio. È triste dirlo, ma è così. Credo di aver sviluppato una sorta di ammortizzatore, ma non in modo passivo. Al contrario, molto consapevole. Cerco di osservare certe dinamiche con distacco. Se ci sono situazioni che non voglio affrontare, semplicemente non le affronto. Però quando il discorso resta così superficiale, alla fine si finisce davvero per parlare del nulla. Il problema nasce quando la curiosità non deriva da una reale volontà di comprendere, ma da qualcosa di più morboso. Ed è questa la differenza fondamentale. Apprezzo moltissimo chi ha davvero voglia di informarsi. Oggi, nel 2026, è facilissimo trovare informazioni attendibili. Per questo, quando vengono poste domande profondamente ignoranti, dispiace. Non come accusa personale, ma perché significa che non esiste un autentico interesse nel capire. C’è soltanto il desiderio di soddisfare una curiosità superficiale, e questo cambia completamente il senso della conversazione”.








