LGBT
Sylvie Lubamba ricorda il periodo di detenzione: “Molte lesbiche in carcere, alcune lo diventano per esigenza”
Fabiano Minacci 26/09/2026

Il tema dell’omosessualità in carcere è un argomento particolarmente interessante e, dopo aver ascoltato l’esperienza di Jesus, un ex detenuto che durante la sua permanenza in carcere ha conosciuto alcuni ragazzi gay, oggi a parlarne è stata anche Sylvie Lubamba, che, come sappiamo, ha trascorso diversi anni in carcere per vicende legate all’uso indebito e fraudolento di carte di credito appartenenti ad altre persone.
Sylvie Lubamba, com’è noto, ha trascorso inizialmente circa due mesi in custodia cautelare e, proprio durante quel periodo, ha condiviso la cella con Patrizia Reggiani, condannata come mandante dell’omicidio del marito Maurizio Gucci. Successivamente è stata detenuta dal 7 agosto 2014 fino al giorno di Natale del 2017, quando è stata scarcerata dopo aver scontato la pena.
Ospite a Privé, il podcast di MOWmag ed Escort Advisor, ricordando quel periodo ha detto: “Lì ci sono delle lesbiche dichiarate e delle lesbiche che lo diventano perché stanno tanti anni in carcere. Donne che poi, una volta scarcerate, ritornano dal marito e si dimenticano“.
Secondo il racconto di Sylvie Lubamba, infatti, molte donne etero che sono costrette a passare molti anni in carcere, sperimentano anche il lesbismo con detenute omosessuali solo per esigenze fisiche. “A differenza di me che non ho mai avuto bisogno del contatto fisico, tante altre donne all’interno del carcere vanno con altre donne proprio perché hanno bisogno di quel contatto. Ma sono loro le normali, sono io l’anormale. Per me il dolore di stare in carcere superava qualsiasi tipo di voglia“.
Sylvie Lubamba ricorda il suo periodo in carcere
“Là ho cercato di reagire in qualche modo. Mi sono iscritta a tutti i corsi possibili e immaginabili: il corso di cucito, il corso di teatro. Al mio arrivo l’ispettore di reparto mi propose di lavorare in cucina e io pensavo che fosse un gesto per umiliarmi. Sai, arriva la ragazza del mondo della TV, sbattiamola a lavorare in cucina. Invece poi ho scoperto che la cucina è il lavoro più ambito di tutte le detenute, perché quello è meglio retribuito. Io, non sapendolo, pensavo che volesse umiliarmi. Ho comunque accettato. Lavando pentole e servendo vitto a tutte le mie compagne di sventura, non pensavo a dove ero“. Sylvie ha poi concluso l’argomento dicendo che il momento peggiore in carcere è la notte, quando – con i propri pensieri – ti rendi conto di dove sei.
La cella condivisa con Patrizia Reggiani
Sylvie Lubamba anni fa da Barbara d’Urso ha raccontato che tra lei e Patrizia Reggiani non si instaurò una vera amicizia, anche se per due mesi condivisero la stessa cella. “Siamo state due mesi in cella insieme, ma non siamo mai diventate amiche”, aveva spiegato.
La cella, ha raccontato Sylvie, era molto piccola e ospitava soltanto loro due: “Era una cella molto piccola con un letto a castello ed un letto singolo, eravamo solo noi due: io dormivo nel letto a castello nella parte sopra, lei in quello singolo. Non eravamo sempre insieme, perché io facevo socialità anche con altre detenute, lei no”. Uno dei dettagli che più l’avevano colpita riguardava però le abitudini di Reggiani. Secondo il racconto di Lubamba, infatti, la donna non utilizzava la doccia comune insieme alle altre detenute e preferiva lavarsi direttamente in cella. “La signora Gucci era una donna pulitissima, si faceva la doccia a pezzi in cella, non voleva semplicemente condividere la doccia in comune con noi detenute”, aveva raccontato a Barbara d’Urso.
Sylvie aveva poi precisato di non averle mai chiesto direttamente il motivo di questa scelta, spiegando: “Fra me e lei non c’era questo grande rapporto di amicizia e confidenza, quindi non ho mai chiesto come mai. Penso un po’ per atteggiamento aristocratico, un po’ perché trovava poco igienico lavarsi con altre detenute”.








