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Christian Styles, svelate le cause della morte: “Intossicazione”

Fabiano Minacci 16/09/2026

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Zachary Christian Jaghab, conosciuto dalla comunità LGBT+ con il nome d’arte di Christian Styles, è morto lo scorso 20 agosto all’età di 29 anni. La notizia della sua scomparsa è stata resa pubblica dalla famiglia soltanto alcuni giorni dopo, senza però fornire informazioni sulle cause del decesso, che sono trapelate online solo oggi.

Come si legge nel necrologio pubblicato dai familiari, Christian Styles ha lasciato i genitori Johnny ed Ellen Jaghab, la sorella Tonya, il cognato Joseph Faris, il fratello Jacob Jaghab e i suoi nipoti Sid, Vanessa e Paul Faris. Nato nel 1997, Christian è stato un attore gay di film per adulti e nel corso degli anni aveva preso parte a diverse produzioni e conquistato un seguito di oltre un milione di persone sui social.

Christian Styles, svelate le cause della morte: “Intossicazione”

Secondo quanto riportato da People e TMZ nella giornata di martedì, l’autopsia ha rivelato che Christian Styles è morto a causa di una combinazione di intossicazione da alcol e kratom, una sostanza di origine vegetale. Secondo i medici, questa combinazione avrebbe aumentato il rischio di morte improvvisa.

La scomparsa di Christian Styles si aggiunge a una serie di lutti che negli ultimi due anni hanno colpito il mondo dell’intrattenimento per adulti. Sono infatti almeno una decina i performer e i content creator morti prematuramente in questo arco di tempo, lasciando sgomenta una comunità costretta più volte a fare i conti con queste perdite. Solo la scorsa settimana è morto anche Noah Segsy, annegato nella piscina dell’hotel in cui soggiornava, in circostanze ancora avvolte nel mistero.

Tra i casi più noti c’è quello di Tim Kruger, la cui morte ha profondamente scosso il settore, anche per le circostanze del decesso, rimaste riservate per volontà della famiglia. Ma il suo non è stato un caso isolato: negli ultimi anni sono scomparsi anche Roman Mercury, Damien Stone, Koby Falks, Colton Ford, Scott Finn, Blake Mitchell e Hunter Hardin.

Una serie di tragedie che inevitabilmente porta a interrogarsi sulla vulnerabilità di chi lavora nell’industria del cinema per adulti, senza però cadere in facili generalizzazioni. Ogni storia è diversa e le cause dei decessi non sono necessariamente legate alla professione.

 

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