LGBT
Camaiore: uccide la moglie e il figlio Mirko Moriconi, spunta la pista omofoba
Anthony Festa 25/06/2026

Quello che ieri pomeriggio è accaduto intorno alle 14:30 a Vado, piccola località sulle colline di Camaiore, ha sconvolto tutti. Il sessantatreenne operaio edile Pietro Moriconi ha tolto la vita a colpi di fucile al figlio ventiquattrenne Mirko Moriconi e alla moglie Kathy Andreoni.
Sembra che il folle gesto dell’uomo sia arrivato al culmine di una forte lite familiare, ma adesso nelle indagini non è esclusa la pista dell’omofobia. Stando alle ricostruzioni dei media, Pietro, dopo aver commesso il duplice omicidio si sarebbe consegnato alle forze dell’ordine senza opporre resistenza e avrebbe pronunciato una frase agghiacciante: “Mi sono liberato di loro“.
Al vaglio degli inquirenti adesso c’è anche la matrice omofoba del delitto, a supportare questa ipotesi c’è una frase che Mirko Moriconi ha scritto sui suoi profili social nel 2022: “È brutto pensare che un padre ti preferisca morto che gay“. Parole che stanno alimentando interrogativi e che oggi assumono un significato ancora più drammatico.
Stando alle prime testimonianze raccolte dai giornalisti in Versilia, a Casa Moriconi-Andreoni c’erano frequenti liti e spesso Kathy si schierava dalla parte del figlio. Il cognato di Pietro, Giovanni Mallegni, ai microfoni di Rai News ha dichiarato: “Negli ultimi tempi lui era andato di fuori di testa. Quando veniva a casa mia si vedeva che c’era qualcosa che non andava. Mia moglie mi ripeteva ‘speriamo che Piero non combini qualcosa‘”.
Ovviamente è presto per affermare con certezza che il movente sia legato all’omofobia, ma quello che è certo dalle parole del ragazzo è che suo padre non lo accettasse e questo dimostra quanto (al contrario di quanto affermano certi politici) le persone LGBTQ non solo non abbiano gli stessi diritti di quelle etero, ma spesso non riescano a vivere in serenità nemmeno nel posto dove tutti dovrebbero sentirsi più al sicuro, in famiglia.
Il legame con la madre.
Se con il padre c’erano conflitti, con la madre Kathy, Mirko Moriconi aveva un rapporto splendido e spesso a lei ha dedicato bellissimi post sui social. Lo scorso gennaio il ventiquattrenne ha scritto su Instagram: “La mia complice di vita, la mia migliore amica, la mia forza“.
Il giovane toscano, che da qualche tempo aveva cambiato nome online (si faceva chiamare Michelangelo Andreoni, usando il cognome della madre), lo scorso weekend ha dedicato alla mamma un toccante monologo: “Mamma, chiamarti mamma è riduttivo, tu sei di più, sei la vita, la vita che con grande amore mi hai regalato, sei l’essenza del silenzio quando non ho bisogno di parole e sei la felicità del verbo quando ho bisogno di ascoltare. Sono qui, chino e sottomesso al tuo amore per il semplice motivo che sei tu l’amore, sei tu la dolcezza e la comprensione, se mi sento solo non devo appoggiarmi a un muro e piangere, se mi sento solo ho te che per ogni disperazione hai una soluzione, sei un essere speciale e io sono legato a te come il mare con la sabbia. Mi sostieni e mi apprezzi anche quando le cose non vanno bene perché con te tutto riesce sempre e mi regali la consapevolezza che posso solo imparare dai miei sbagli. Sai che metto tutto l’impegno in quello che faccio, la musica è la mia vita e sei tu che la riempi di note, note piacevoli in tonalità maggiore, quelle che fanno sorridere, quelle che fanno scendere due lacrime fatte solo del sentimento più puro, l’amore, l’amore unico e indissolubile che solo una persona può dare, una mamma, e tu non sei una qualunque, tu sei una mamma speciale… speciale come il battito del tuo cuore, che batte all’unisono con il mio. Ti amo Mamma“.
Proprio sotto al post Instagram del monologo, molti amici, conoscenti e follower di Mirko Moriconi gli hanno dedicato i loro pensieri e fatto l’ultimo saluto.
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Alessandro Zan sul caso di Mirko Moriconi.
Tra le migliaia di persone che hanno commentato quanto accaduto a Camaiore, c’è anche l’europarlamentare del Partito Democratico Alessandro Zan, che ha chiesto che non vengano lasciate ombre sulla vicenda, in particolare sui motivi che hanno portato Pietro a uccidere il figlio e la moglie. Zan, che nel 2020 ha firmato il DDL contro l’omotransfobia ha sottolineato quanto riportato dall’agenzia di stampa Ansa, ossia il possibile movente omofobo.
“Quanto accaduto a Camaiore è una tragedia che lascia sgomenti e che richiede venga fatta al più presto piena luce. Gli elementi che emergono dai suoi account social e dagli organi di stampa sono inquietanti: un ragazzo che denunciava il clima d’odio in cui viveva, che raccontava di non essere accettato dal padre per il suo orientamento e di aver subito minacce dal padre per lo stesso motivo. Sarà la magistratura a stabilire con precisione cosa sia accaduto. Ma non si può ignorare il contesto che sta emergendo, che riporta all’omofobia che la destra non solo nega ma che alimenta nel Paese con continui discorsi d’odio. Il mio cordoglio va a tutte le persone che volevano bene a Mirko Moriconi e a Kathy Andreoni“.
Se confermato che Mirko era stato definito dal padre “meglio morto che gay”, il possibile movente omofobo non può sparire dal racconto. Parlare solo di presunti problemi del ragazzo sposta il fuoco dalla violenza dell’assassino alla vittima. Riposate in pace. https://t.co/OxnGSAo6r7
— Geretie (@cyrusform) June 24, 2026








