Musica
Alex Palmieri torna alla musica con Pay To Play e racconta le sue due vite
Anthony Festa 24/05/2026

Quindici anni fa Alex Palmieri ha debuttato nel panorama discografico con Move, si è esibito nei più noti locali d’Italia, ma anche all’EuroPride, su Canale 5 a Pomeriggio 5 e in Rai, poi nel 2021 l’ultimo singolo Dangerous Scandalous e dopo la decisione di mettere in pausa la sua carriera musicale, scelta annunciata con un post su Facebook che gli è costato molto pubblicare: “È stato orribile. Ho spiegato che mi sarei preso una pausa senza sapere quanto sarebbe durata. L’ho visto come un grandissimo fallimento“. Da quel momento Alex Palmieri ha intrapreso una strada diversa, ha fatto una scommessa e l’ha vinta, diventando uno dei content creator italiani più seguiti su una nota piattaforma a pagamento e anche volto noto dell’intrattenimento legato al mercato dei contenuti on-demand. Adesso è richiestissimo anche all’estero, infatti ha lavorato con le più grandi case di produzione.
La pausa dalla musica però è finita e adesso, dopo quasi cinque anni di silenzio, Alex Palmieri è tornato con Pay To Play, un brano in inglese, intriso delle sonorità pop più tipiche degli anni 2000, ma riletto in chiave attuale: “Questo brano è una dichiarazione vera e propria: puoi comprare una fantasia, non la persona. – ha detto il cantante – Pay To Play non è solo il mio ritorno alla musica. È la mia ridefinizione di artista pop, portando sul palco pezzi di vita reale, un po’ controverso ma profondamente umano“.
Alex Palmieri nei vecchi singoli ha spesso raccontato di emozioni, desideri, fantasie e temi provocatori, ma questa volta è diverso: con Pay To Play parla di una parte di quello che ha vissuto in prima persona in questi cinque anni di assenza dal mondo della musica. Nel brano dice: “Puoi comprare la fantasia, ma non avrai tutto di me. Il mio cuore non è in vendita. Puoi comprare la fantasia, ma non avrai tutto di me. Paga, paga, paga per giocare“.
Insomma, se non si fosse capito, bisogna pagare per giocare.

L’intervista ad Alex Palmieri: le due vite e il ritorno alla musica.
Visto che dal 2011 Alex Palmieri ha sempre avuto un rapporto speciale con Biccy e i suoi lettori, ha deciso di rispondere a qualche domanda, per raccontare questo suo comeback (e non solo). Quindi vi lascio all’intervista, buona lettura e ricordate: “You’ve got to pay pay pay to play”.

Pay To Play ha il tipico sound pop di inizio anni 2000, ma con un messaggio più esplicito di molti brani cantati da popstar e boyband di quell’epoca. Cosa c’è dietro questo testo?
“Mi piaceva l’idea di prendere un immaginario pop molto nostalgico, quasi da boyband anni 2000, e contaminarlo con qualcosa di molto più crudo e adulto. Dietro Pay To Play c’è il concetto del prezzo che a volte si paga per essere accettati, desiderati o semplicemente per sopravvivere nel mondo dello spettacolo e non solo. Ovviamente dentro il testo ci sono riferimenti molto personali alla mia vita e al mio percorso nel lavoro che sto facendo adesso, ma non volevo fare una canzone tanto per provocare. La parte interessante per me era il contrasto: una melodia quasi nostalgica e pop accanto a un testo molto più diretto, vulnerabile ed esplicito”.
Adesso che consiglio daresti al ragazzo che nel 2021 ha deciso di prendersi una lunga pausa dalla musica?
Gli direi di non vivere quella pausa come un fallimento. Per tanto tempo ho pensato di aver “perso” qualcosa allontanandomi dalla musica, mentre oggi capisco che probabilmente avevo semplicemente bisogno di sopravvivere emotivamente a quel periodo della mia vita. Gli direi anche di smettere di misurare il proprio valore solo attraverso risultati, numeri o approvazione esterna. Perché quando le cose non vanno come immagini, rischi di convincerti di non valere abbastanza. E forse gli direi una cosa molto semplice: non preoccuparti se la tua vita prenderà una strada completamente diversa da quella che avevi pianificato. Non significa che hai smesso di essere te stesso”.
Negli ultimi 5/6 anni sono cambiate molte cose nella tua vita, hai cambiato look, sei diventato una star su una parte del web, hai lavorato con produzioni internazionali e hai avuto importanti riconoscimenti. Ti saresti mai immaginato tutto questo successo in questo settore così complicato? Come lo stai vivendo?
“Onestamente no. Se anni fa qualcuno mi avesse detto che avrei costruito una carriera così forte in questo ambiente, probabilmente non ci avrei creduto. Io arrivavo da un mondo completamente diverso e all’inizio vedevo tutto questo quasi come qualcosa di temporaneo. Poi col tempo mi sono reso conto che stavo creando un percorso reale, con un pubblico, riconoscimenti importanti e collaborazioni internazionali che sinceramente non mi aspettavo. Di recente ho vinto anche questo importante premio ed è stato uno di quei momenti in cui ho pensato: “Ok, questa cosa è diventata molto più grande di quanto immaginassi.” Allo stesso tempo cerco di vivere tutto con lucidità. È un mondo che può dare tanto, ma che può anche essere molto intenso mentalmente ed emotivamente. La cosa positiva è che oggi non sento più il bisogno di rinnegare nessuna parte del mio percorso. Per anni sembrava quasi che dovessi scegliere tra il me musicista e il me nel nuovo settore. Adesso invece sto cercando di far convivere entrambe le parti senza vergognarmi di nessuna delle due”.
Pay To Play segna un ritorno in pianta stabile alla musica? Dobbiamo aspettarci altro?
“In questo momento sto cercando soprattutto di vivere questo ritorno senza mettermi addosso troppe aspettative. Pubblicare Pay To Play dopo tanti anni è stato già emotivamente enorme per me. Per tanto tempo avevo quasi messo quella parte della mia vita in un cassetto, quindi già tornare a espormi attraverso la musica è stato un passo importante. Ovviamente spero che questo non resti un episodio isolato, perché la musica continua a essere una parte fondamentale di me. Però oggi non voglio più rincorrere le cose in modo compulsivo come facevo in passato. Voglio capire passo dopo passo cosa mi fa stare bene davvero. Quindi la risposta più sincera è: spero di sì, ma questa volta voglio vivere tutto in modo molto più autentico”.
Professionalmente hai avuto due vite: sai dirmi l’aspetto più bello e quello più sgradevole di entrambi i mondi?
“La cosa più bella della musica è che ti permette di trasformare emozioni molto personali in qualcosa che arriva agli altri. Quando qualcuno si riconosce in una tua canzone succede una connessione difficile da spiegare. La parte più dura invece, almeno per me, è stata vivere costantemente con la sensazione di dover dimostrare qualcosa. Nel mondo della musica spesso l’approvazione esterna pesa tantissimo e rischi di legare il tuo valore personale ai risultati. Sulle piattaforme, invece, la cosa più bella è stata probabilmente la libertà. Libertà economica, libertà di espressione, libertà di costruirmi un percorso senza aspettare che qualcun altro mi “concedesse” uno spazio. La parte più pesante però è che a volte le persone smettono di vedere l’essere umano dietro l’immagine. Diventi facilmente una fantasia, un personaggio o un’etichetta. E quando succede è difficile capire chi ti sta guardando davvero e chi invece sta proiettando qualcosa su di te”.
Da Pomeriggio 5 con Barbara d’Urso, ai set dei video musicali, fino ai club di Miami, e al lavoro online. Non si può certo dire che tu non stia vivendo una vita piena. C’è qualcosa che ancora non hai raccontato? Qualche esperienza particolare che hai vissuto e che nessuno sa?
“Diciamo che se raccontassi davvero tutto probabilmente servirebbe una serie TV più che un’intervista. Ho vissuto situazioni molto assurde, incontrato persone che mai avrei immaginato di conoscere e visto lati del mondo dello spettacolo e della nightlife che da fuori sembrano quasi irreali. La mia vita è stata un rollercoaster. Un momento ero in tv, un anno dopo ero a esibirmi nei club a Miami. Ma la verità è che le esperienze più forti spesso non sono quelle estreme. Sono i momenti in cui ti ritrovi da solo in una stanza d’hotel dall’altra parte del mondo e ti chiedi chi sei davvero dentro tutta quella vita così estrema e veloce. Penso che tante persone vedano solo la parte glamour o provocatoria del mio percorso, ma dietro c’è stato anche tanto caos emotivo, tanta solitudine e tanti momenti in cui mi sono sentito completamente scollegato da me stesso. Quella forse è la parte che ancora conosco meno anch’io”.








