Cinema
Federico Tomasello ne Il Diavolo Veste Prada 2: “Il mio cameo con Donatella Versace a Il Salumaio”
Fabiano Minacci 29/04/2026

Il secondo capitolo de Il Diavolo Veste Prada è ufficialmente uscito al cinema e se l’avete visto vi siete imbattuti in una scena iconica che è stata girata al ristorante Il Salumaio di Montenapoleone, uno storico locale milanese aperto dagli anni Cinquanta e che è stato scelto come location per uno sketch con Donatella Versace. Una scena a cui hanno preso parte anche Pietro Paolo Longhitano, direttore creativo di Coppola e Toppo e Federico Tomasello, che ho intervistato per voi.
Come sei arrivato a Il Diavolo Veste Prada 2?
“Sono finito sul set de Il Diavolo Veste Prada su invito da parte del designer di Coppola e Toppo, una maison di gioielli. Erano stati contattati dalla costumista del film, Molly Rogers, che voleva vedere i gioielli e così siamo andati a New York a portarglieli, l’appuntamento era al Kaufman Astoria Studios. Quel giorno fummo ricevuti dalla costumista che visionò tutti i gioielli: con lei ebbi grande empatia. Mi sentivo un siciliano americano e lei un’americana siciliana perché il rapporto fu immediatamente stretto. Dopo quattro settimane ci ricontattò e ci vedemmo a Milano, a una cena alla Trattoria Torre di Pisa in Brera dove la costumista mi disse che voleva che io e Paolo (Longhitano, ndr), il designer, fossimo presenti dentro una scena del film perché rappresentavamo per lei un viaggio, partito dalla Sicilia, fino a New York, concluso a Milano. La scena è quella dentro al ristorante Il Salumaio di Montenapoleone con Donatella Versace, Anne Hathaway ed Emily Blunt“.
Hai visto da vicino Meryl Streep? E soprattutto: incute davvero terrore anche fuori scena o è super chill?
“L’ho vista, lei al di fuori del ruolo di Miranda Priestly è una donna assolutamente magnifica, emana luce, positività e serenità. Quando ricopre il ruolo altezzoso e professionale di Miranda incute paura, si cala perfettamente nella parte”.
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Federico Tomasello a Il Diavolo Veste Prada: “Emily Blunt non riusciva a dire bene la sua battuta in italiano”
Quante ore per girare una scena di pochi secondi? Valeva la pena o volevi scappare?
“Per girare una scena di quaranta secondi si impiegano fino a cinque ore. Ma queste cinque ore non sono state assolutamente pesanti né erano una una situazione da cui volevo scappare, anzi. In quel momento ho vissuto una situazione surreale: sei parte del film, sei attorniato da un cast hollywoodiano, mi sentivo di vivere un sogno. La scena si è protratta a lungo perché Emily Blunt doveva scambiare una battuta in italiano con Donatella Versace ma essendo americana non riusciva a pronunciare tutte le parole bene in italiano e quindi il regista ha fatto ripetere la scena fino all’esaurimento, ma era per me un piacevole esaurimento“.
C’è stato qualche momento trash o imbarazzante che non vedremo mai nel film?
“Trash no, ma ho notato che le attrici, che noi immaginiamo perfette, in realtà prima del ciak continuano a ripetere il copione prese da ansia da prestazione e spesso continuano a sbagliare: l’emozione sovrasta la realtà e spesso la scena non esce alla prima. Io, nella scena che abbiamo girato al ristorante Il Salumaio, ero a sedere nel tavolo al fianco di Donatella Versace che per girare quei pochi secondi ha preteso di essere perfetta e aveva nelle vicinanze il suo make-up artist e il suo hair-stylist che la sistemavano costantemente. Lei iconica, si è rivelata essere una magnifica donna. Ci sono però stati dei momenti di nervosismo da parte di alcune comparse che nonostante fossero state chiamate non hanno poi preso parte alle scene“.
Come funziona la giornata sul set? Ti hanno dato indicazioni tipo su come comportarti?
“Il primo appuntamento alle 8 della mattina è assolutamente dedicato alla costruzione dei costumi su ogni cameo che prende parte al set. Io sono stato lì con loro e abbiamo scelto insieme in maniera certosina il mio outfit perché avrei dovuto aprire la scena del cameo dove si vede Anne Hathaway chiamare al tavolo Emily Blunt. Volevano che io fossi vestito in maniera impeccabile e dopo la scelta dell’abito siamo passati al trucco e parrucco. Dopo ci hanno portato sul set e da quel momento siamo diventati tutti, nel senso più bello, dei burattini: dovevamo seguire da soldatini tutte le indicazioni che ci venivano date dal regista. Dovevamo seguire in maniera perfetta ogni singola posizione, non potevamo assolutamente sbagliare“.








