Cinema

Christian De Sica al Festival dello Spettacolo: “Oggi non potrei più fare un Cinepanettone”

Fabiano Minacci 07/11/2026

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Per anni Christian De Sica è stato uno dei volti simbolo del Natale al cinema e, insieme a Massimo Boldi, ha costruito una delle coppie artistiche più fortunate, diventando protagonista di una lunga stagione di “Cinepanettone” che, tra equivoci, tradimenti, cornazze e battute politicamente scorrette, hanno accompagnato le feste di milioni di spettatori.

Da Vacanze di Natale ’90 a Natale a Miami, passando per Merry Christmas, Natale sul Nilo, Natale in India e Christmas in Love, Christian De Sica ha dato vita a una vera e propria tradizione cinematografica, fatta di personaggi sopra le righe, gag ricorrenti e situazioni improbabili. Dopo la rottura artistica con Massimo Boldi nel 2005, l’attore ha proseguito la sua avventura natalizia da solo, diventando protagonista di altri successi al botteghino come Natale a New York, Natale in crociera, Natale a Rio e Natale a Beverly Hills.

Insomma, visto uno, visti tutti: le trame erano più o meno sempre le stesse e De Sica interpretava, bene o male, il medesimo prototipo di uomo. Eppure, grazie a una carriera che si è snodata nell’arco di oltre vent’anni, il suo nome è diventato quasi sinonimo di Cinepanettone. Un “format” che ora non esiste più e che lo stesso regista non vorrebbe più fare. Lo ha dichiarato lui stesso al Festival dello Spettacolo organizzato da Tv Sorrisi & Canzoni a Milano.

“Oggi i cinepanettoni non si possono più fare, perché non si possono più dire certe cose” – ha dichiarato Christian De Sica – “Se ripetessi le battute che dicevo fino a dieci anni fa, come minimo mi caccerebbero. Al di là del politicamente corretto, è cambiato tutto. Quei film oggi sarebbero considerati sbagliati“. Ha poi aggiunto una grande verità, ovvero: “In quei film ho sempre interpretato il mascalzone, il coatto, il volgare“, specificando però che: “nella vita sono educato, sono un signorino“.

Ovviamente Christian De Sica non ha rinnegato quei film, anzi. “Devo tutto a quei film, grazie a Massimo Boldi, Carlo ed Enrico Vanzina, Neri Parenti e Aurelio De Laurentiis. Ne abbiamo fatti una trentina e mi hanno dato la notorietà e l’amore del pubblico. Ancora oggi ragazzi più giovani dei miei figli mi chiamano zio. È una cosa meravigliosa, una frustata di vitalità“.

Recentemente l’attore è stato protagonista di Agata Christian un film bruttissimo (l’ho visto in aereo, rivoglio indietro le mie due ore di vita perse) girato al fianco di Tony Effe e Sara Croce, mentre ora debutterà su Netflix nella serie The Label: sei episodi diretti da Luca Miniero e ambientati nell’industria discografica italiana. Interpreterà Ade, patriarca di un’etichetta indipendente sull’orlo del fallimento.

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