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Il caso Diaco arriva in Parlamento, il Codacons chiede la chiusura di BellaMa’
Fabiano Minacci 06/11/2026

Il caso Diaco è arrivato in Parlamento, alcuni giornalisti hanno infatti presentato un esposto al Consiglio di Disciplina dell’Ordine dei Giornalisti e il Codacons ha chiesto la chiusura di BellaMa’. Insomma, una giornatina pesante per Pierluigi Diaco.
Il caso Diaco è arrivato in Parlamento
A portare il caso in Parlamento presentando un’interrogazione ai Ministri competenti è stata l’onorevole Ouidad Bakkali del Partito Democratico, che su Instagram ha scritto: “Quella di Diaco a Ravagnani, su Rai2, non è stata un’intervista ma un’aggressione. Domande che miravano a entrare nella sfera privata di una persona, forzandola evidentemente a fare un eventuale coming out e a esprimersi sulla propria sessualità. L’umiliazione pubblica non è parte del contratto di servizio della RAI, tantomeno del suo codice etico. Le persone non vogliono più essere umiliate, in nessuna sfera della loro vita, che si parli di condizioni sociali, orientamento sessuale, origini o religione. Vogliamo costruire una società rispettosa di ciascuna persona, laica e giusta. Ho presentato, a riguardo, un’interrogazione ai Ministri competenti perché il servizio pubblico non sia più il palcoscenico di questi comportamenti“.
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La segnalazione all’Ordine dei Giornalisti
Ma non solo. Come già scritto, Pierluigi Diaco è stato anche segnalato all’Ordine dei Giornalisti da parte di alcuni colleghi, e a questi si è aggiunta la CPO del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti che, insieme all’assocazione Giulia Giornaliste, ha annunciato un esposto al Consiglio di Disciplina competente.
“La cpo del CNOG con GiULiA giornaliste stigmatizza il tono inquisitorio e assillante, usato dal giornalista professionista Pierluigi Diaco, in un’intervista all’ ex sacerdote Alberto Ravagnani, suo ospite nella trasmissione di RAI2 “BellaMa’”. Il rispetto nei confronti delle persone è punto cardine del nostro codice deontologico, soprattutto quando tocca la sfera privata, tema che esula dall’interesse giornalistico. Invece Diaco in quell’intervista, aggressiva e giudicante, motivata da una sua presunta necessità di riportare la “verità” sostanziale dei fatti, si è dimenticato di tutto quello che la nostra deontologia professionale ci indica. A cominciare dal dovere di attenersi al rispetto della persona, all’interesse pubblico della notizia, alla continenza espressiva. Per questo motivo la Cpo e GiULiA presenteranno un esposto al consiglio di disciplina competente“.

Il Codacons ha chiesto la chiusura della trasmissione
A muoversi è stato anche il Codacons insieme all’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi, che hanno deciso di presentare un esposto ad Agcom, Garante per la Privacy, Commissione parlamentare di vigilanza e Cda Rai. Le due associazioni hanno chiesto la sospensione temporanea della trasmissione e una sanzione nei confronti della rete e del conduttore.
Nel mirino ci sono soprattutto le modalità con cui si è svolto il confronto con Ravagnani, descritto dalle associazioni come un vero e proprio interrogatorio, durante il quale l’attenzione si sarebbe concentrata sul suo orientamento e sulle sue esperienze intime. Una situazione che, secondo i promotori dell’esposto, “impone una verifica approfondita“.
Il Codacons sottolinea inoltre che “accettare un’intervista non significa infatti rinunciare alla propria riservatezza né consegnare alla trasmissione il diritto di indagare indiscriminatamente sulla propria vita privata. La libertà di informazione e di critica deve confrontarsi con il rispetto della dignità della persona e con il principio di essenzialità delle informazioni diffuse, soprattutto quando riguardano la sfera sessuale“.
Tra i riferimenti normativi citati nell’esposto figura “l’articolo 5 del Codice deontologico delle giornaliste e dei giornalisti, che impone di rispettare la dignità e la sfera privata delle persone, anche quando note al pubblico, e di diffondere particolari della vita privata solo quando siano indispensabili rispetto a un effettivo interesse pubblico. Sotto esame anche la normativa sulla protezione dei dati personali, con riferimento agli articoli 136 e 137 del Codice della Privacy e alle Regole deontologiche in materia di attività giornalistica, che prevedono specifiche garanzie per il trattamento e la diffusione di informazioni relative alla vita sessuale“. Viene contestualmente chiamata in causa anche la Rai, in quanto concessionaria del servizio pubblico, per un’eventuale violazione delle disposizioni contenute nel Contratto nazionale di servizio 2023-2028.
Le richieste avanzate dalle due associazioni riguardano diversi soggetti. Alla Rai viene domandato “di avviare verifiche sulle responsabilità individuali ed editoriali e di sospendere temporaneamente ‘BellaMa’ fino al completamento degli accertamenti. Viene inoltre chiesto a Diaco di rassegnare le dimissioni, invitando i vertici aziendali a sollecitarle e, in caso contrario, a valutare la revoca dell’incarico e le eventuali misure disciplinari o contrattuali“. All’Agcom viene chiesto “di acquisire il filmato integrale e avviare gli accertamenti di competenza, applicando, ove ne ricorrano i presupposti, le sanzioni previste dalla normativa”. Il Garante per la Privacy dovrebbe invece “di verificare la liceità del trattamento e della diffusione delle informazioni riguardanti la sfera sessuale di Ravagnani, valutando, ove necessario, misure correttive e limitazioni alla successiva diffusione dei contenuti contestati“.
Infine, l’appello alla Commissione parlamentare di vigilanza Rai è quello “di chiedere chiarimenti ai vertici aziendali, anche attraverso audizioni, sulle responsabilità editoriali e sulle decisioni relative alla conduzione e alla prosecuzione del programma“.
Come si concluderà questa vicenda?








