LGBT
Professore gay inseguito e deriso da un alunno di 12 anni: “Ho fatto un esposto ai Carabinieri”
Anthony Festa 04/02/2026

Un professore di una scuola media in provincia di Padova ha denunciato di essere stato inseguito da alcuni suoi alunni e in un video pubblicato sui social ha parlato di un episodio in particolare, in cui uno di questi ragazzini lo avrebbe aspettato fuori dalla scuola per poi chiamarlo “gay” davanti a tutti. Non si è trattato di un episodio isolato e stanco degli atteggiamenti problematici di questo dodicenne, il docente ha quindi deciso di recarsi dai Carabinieri, dove ha anche presentato un esposto.
“Sono un docente di scuola media. È successo che un ragazzino dodicenne mi aspettava fuori da scuola per urlarmi la parola gay davanti ai suoi compagni. Non solo per un giorno, ma è successo per ben due volte, finché io mi sono stufato e ho avvertito sia la preside, sia i Carabinieri e ho proceduto a fare un esposto. Perché ho fatto un esposto? Perché credo sia un episodio gravissimo. Se a 12 anni dici gay al tuo professore, in piazza, vicino alla gente seduta ai tavolini dei bar, vicino ai tuoi compagni, cosa farai a 14 anni? Che cosa farai a 18 anni? Non oso nemmeno immaginarlo”.
Le parole di Fabrizio Marrazzo sul caso del professore deriso.
Sul caso è intervenuto anche Fabrizio Marrazzo, portavoce del Partito Gay LGBT: “Quanto accaduto al professore gay in Veneto è inaccettabile. Questo dimostra quanto è importante l’educazione all’affettività e contro le discriminazioni, che dovrebbe essere obbligatoria e per questo rinnovo l’appello al Parlamento, al fine che renda obbligatoria l’educazione all’affettività. Ma non solo, anche la Regione Veneto in questo caso potrebbe dare un esempio, magari promuovendo l’educazione all’affettività in tutte le scuole della regione Veneto e sostenendo le scuole che decideranno di fare questo percorso“.
Il portavoce del Partito Gay LGBT ha sottolineato che l’assenza di una giusta formazione su tematiche come il rispetto, le emozioni, l’identità, la lotta contro l’omotransfobia, possano lasciare spazio a ignoranza e comportamenti intolleranti: “Quando questi temi non vengono affrontati a scuola, vengono sostituiti da modelli tossici. Nessuno chiederebbe il consenso dei genitori per parlare di razzismo o legalità. Trattare la discriminazione come una scelta legittima è un messaggio pericoloso“.
Ed è giusto iniziare dalla scuola a educare i ragazzini anche in fatto di inclusione, contrasto a ogni forma di discriminazione, condanna ai modelli tossici di relazioni, non si tratta di indottrinare i più piccoli (come qualche politico vuol far credere), ma semplicemente di cercare di crescere adulti migliori, tentare di prevenire che gli alunni sviluppino atteggiamenti pericolosi. Le famiglie hanno sempre meno tempo (e spesso non possiedono gli strumenti) per occuparsi di certi aspetti, quindi i docenti sono le figure più adatte e purtroppo ancora oggi c’è bisogno che qualcuno guidi i ragazzi. Quella delle generazioni Z e Alpha quasi immuni ad omofobia, razzismo e sessismo è una favola e basta dare un’occhiata ai commenti che questi giovani lasciano su TikTok per rendersene conto, hanno anche trovato il modo di aggirare le norme della piattaforma pur di pubblicare attacchi omofobi, con riferimenti al Daghestan o l’uso di numeri per mascherare insulti della peggior specie.

Il precedente in Veneto: insegnante offeso perché gay.
Quello del docente di Padova non è certo un caso isolato. Nel novembre del 2023 in una scuola superiore della provincia di Treviso un professore di 28 anni è stato insultato da un suo alunno. I fatti sono accaduti durante una gita, quando uno studente ha pronunciato più volte un termine omofobo, seguito poi da altre frasi offensive rivolte all’orientamento dell’insegnante che ha deciso di denunciare l’alunno per oltraggio a pubblico ufficiale. La Procura di Treviso non ha ritenuto l’offesa con la “F” un insulto e quindi nemmeno un oltraggio a un pubblico ufficiale, per questo ha archiviato la denuncia del 28enne. Il procuratore ha spiegato che l’atteggiamento dell’alunno avrebbe trovato una “più idonea reprimenda a livello della disciplina scolastica”.
Il professore nel 2024 ha spiegato come mai ha deciso di rivolgersi alle autorità dopo gli insulti dello studente: “Il mio obiettivo è far sapere alla gente quali umiliazioni devono subire ogni giorno tanti insegnanti che si recano sul posto di lavoro e subiscono bullismo omofobo senza alcuna tutela. Vorrei contribuire a creare un deterrente per futuri comportamenti simili, per far capire che non siamo disposti a tollerare tali abusi”









