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Pink replica alla polemica sul post condiviso contro Macklemore: il lungo sfogo
Anthony Festa 12/09/2026

Nei giorni scorsi Pink è finita al centro di una grossa polemica, dopo una presa di posizione su Macklemore e un suo gesto. Il 4 e 5 settembre il noto rapper ha aperto gli show di Ed Sheeran al MetLife Stadium in New Jersey. Durante il suo spettacolo ha cantato Hind’s Hall, un pezzo del 2024 scritto a sostegno del popolo palestinese e in supporto alle proteste contro la guerra a Gaza. Al termine della canzone, l’artista ha poi urlato ‘Free Palestine’, dicendo che tutti gli esseri umani dovrebbero avere lo stesso diritto alla libertà. Un intervento esplicito e diretto, che ha fatto stizzire molti, tra cui l’Israeli American Council e l’organizzazione non-profit StopAntisemitism, che senza mezzi termini hanno chiesto che il cantante venisse escluso dal tour di Ed Sheeran e che gli spettatori potessero avere dei rimborsi, visto che il concerto era stato trasformato in un evento di propaganda anti-israeliana.
Tra i tanti che hanno appoggiato questa proposta c’è stata anche Pink, che ha condiviso le storie Instagram di StopAntisemitism su Macklemore. Da quel momento la popstar è finita al centro di una bufera mediatica di proporzioni gigantesche, con migliaia di persone inferocite sui social che l’hanno attaccata duramente.
Dopo giorni di silenzio, l’artista ha deciso di spiegare bene la sua posizione con un lungo post Instagram di oltre 1000 parole: “Sono rimasta in silenzio, con le mie parole, per una settimana, e sapete bene che non è da me. Domenica scorsa ho ricondiviso il post di qualcun altro sul set di Macklemore allo show di Ed Sheeran. Conteneva affermazioni espresse con parole che non avevo scritto io e che non avrei scelto tutte per me. Poi sono arrivati i commenti e io ho fatto quello che faccio quando sono ferita: ho pubblicato meme sarcastici e ho fatto finta che andasse tutto bene. Una ricondivisione non è una dichiarazione e un meme non è una presa di posizione. I social rendono tutti noi superficiali e sbrigativi, e lo sappiamo bene. Ma preferisco essere contestata per quello che ho realmente detto piuttosto che essere odiata per ciò che ha scritto qualcun altro. Quindi lasciate che lo dica io“.
“Io non parlo a nome di uno stato”
Pink ha detto di essere nata ebrea e di non averlo mai nascosto, ma che questo non ha a che fare con le sue idee politiche, che però sono state date per scontate da molti utenti: “Questa settimana tantissime persone hanno deciso cosa penso senza chiedermelo, senza verificare una sola cosa di ciò che ho mai detto o fatto, perché a quanto pare una ricondivisione e la parola «ebrea» erano sufficienti per completare il resto della storia“.
Sottolineando i suoi impegni in cause umanitarie e la tragedia che ha colpito il popolo palestinese, la cantante di Who Knew ha anche scritto che quelli di Hamas sono dei terroristi e che lei non è la portavoce di Israele: “Ovviamente non parlo a nome di Israele, né a nome di alcun governo. Non l’ho mai fatto. Quello che ho detto nell’ottobre del 2023 è ancora esattamente ciò in cui credo: Hamas è un’organizzazione terroristica. I palestinesi meritano un futuro che riconosca la loro umanità e le loro aspirazioni. Proteggere la vita degli innocenti viene prima di tutto, ovunque, e nessuno dovrebbe mai festeggiare la morte di un bambino. Di qualsiasi bambino. Da dieci anni sono ambasciatrice UNICEF per i bambini che non hanno scelto il Paese o la guerra in cui sono nati, e ho sofferto per ognuno di loro, da entrambe le parti di quel confine. Non l’ho fatto restando dietro uno schermo: sono andata da quei bambini e li ho tenuti tra le braccia. Non ho intenzione di affrontare la complessità di una guerra in una didascalia di Instagram, né di ripetere lo slogan di qualcun altro per riconquistare un follower“.
Dopo aver fatto presente di aver partecipato a iniziative dell’UNICEF, la star americana ha anche ricordato di aver scritto venti anni fa un brano diretto all’ex Presidente degli Stati Uniti George W. Bush, condannando la guerra in Iraq: “E per favore, non parlatemi come se non avessi mai difeso le mie idee quando farlo era impopolare. Nel bel mezzo della guerra del Golfo del 2006 ho pubblicato una canzone intitolata “Dear Mr. President” e l’ho cantata ogni sera durante il tour, mentre il mio Paese era coinvolto in una guerra che non sostenevo. E ho ricevuto odio per questo, e l’ho cantata comunque, perché la mia critica aspra era rivolta a un governo, non a questo Paese imperfetto che amo e per cui mio padre ha combattuto“.
In questa lista delle buone cause c’è anche la lotta all’omofobia (cosa che per la verità Pink ha in comune con Macklemore): “Sono sempre stata al fianco delle persone gay, anche prima che fosse considerato alla moda, e continuo a esserlo ancora oggi, quando non lo è, e insieme alle loro famiglie. Ho distribuito i libri che erano stati messi al bando e, sapete, sono stata insultata con ogni epiteto possibile. E continuerò a fare tutto questo anche domani”.
Come in passato ha preso le parti della comunità LGBTQ o dei Paesi oppressi dalle guerre, adesso Pink ha detto di essere dalla parte del suo popolo, degli ebrei. L’artista ha denunciato un clima di ostilità nei confronti degli ebrei, che secondo lei è causato da una narrazione tossica e distorta della realtà: “Adesso sto difendendo la mia gente, e pensavo di sapere quanto sarebbe stato impopolare farlo. A quanto pare, è persino peggio di come pensassi. Ma lo sto facendo comunque. Qualcosa è cambiato in questo Paese, e riesco a leggerlo persino nei miei stessi commenti. “Dal fiume al mare”, “sionista”, sputati fuori come se fossero insulti, da persone che non saprebbero dirvi nei dettagli che cosa penso, perché non gliel’ho ancora detto. Non credo che la maggior parte di loro odi gli ebrei. Penso che qualcuno abbia consegnato loro una storia secondo cui l’ebreo che non si scusa per il semplice fatto di esistere deve essere il cattivo, e da allora hanno continuato a mettermi in bocca parole che non ho mai pronunciato“.
Pink spiega perché non è d’accordo con Macklemore
Dopo aver preso le distanze dal governo di Israele e aver fatto un elenco delle battaglie civili e per i diritti umani che ha appoggiato o a cui ha preso parte, Pink ha citato apertamente Macklemore. La cantante ha ricordato di un’esibizione anti omofobia del collega, di come lei l’abbia apprezzata, ma poi ha aggiunto che il rapper avrebbe in seguito vestito un costume caricaturale che riprendeva stereotipi antisemiti: “Ero presente ai Grammy nel 2014, quando Macklemore si esibì con “Same Love” e trentatré coppie, gay ed eterosessuali, si sposarono durante l’esibizione, e io esultai, senza farmi domande. Quattro mesi dopo Macklemore si mise un naso adunco, una barba nera e un taglio a scodella, si esibì vestito così e lo definì un «costume casuale». Ogni ebrea che conosco sapeva esattamente cosa fosse. Ma lui si scusò e io lasciai correre, perché è quello che facciamo. Lasciamo correre“.
Pink ha spiegato che a indispettirla non è stato il “Free Palestine” gridato da Macklemore e ha anche aggiunto che non ha mai appoggiato la richiesta di zittire o di far sostituire il collega come opening act di Ed Sheeran. A far arrabbiare Pink è stato il fatto che Macklemore a un evento musicale abbia portato slogan politici e immagini violente e questo non è tutto, perché secondo lei il rapper avrebbe anche detto che la questione non doveva riguardare gli ebrei presenti. La popstar, infatti, ha specificato che in realtà la cosa la riguarda, come ebrea e come madre, perché ha paura per il clima di crescente tensione nei confronti del suo popolo: “Poi, lo scorso fine settimana, si è ritrovato davanti a uno stadio pieno di famiglie che amano la musica, con immagini violente di una guerra proiettate sugli schermi. Ha dedicato una canzone al movimento che aveva scelto di sostenere e poi ha preso il microfono per dire a tutti gli ebrei presenti nello stadio che non era una questione che li riguardava. Non sta a te deciderlo per noi. È questo che mi ha spinta a fare quella ricondivisione. Non «Palestina libera» e nemmeno il fatto che qualcuno abbia il diritto di dirlo. Non ho mai chiesto che un altro artista venisse messo a tacere e non lo sto chiedendo nemmeno adesso. Non voglio che nessuno venga licenziato e non mi serve alcun rimborso. Quello di cui ho bisogno è poter dire, da mamma ebrea, «questa cosa mi ha spaventata, e ha spaventato le persone che amo», senza che mi venga detto che la nostra paura è solo propaganda e senza che mi venga detto che, in qualche modo, sono favorevole a ciò che hanno fatto a Gaza solo perché ho fatto notare quello che sta accadendo“.
Macklemore però nel suo discorso è stato abbastanza chiaro e ha specificato che le critiche sono alla guerra, al governo di Israele e non agli ebrei, ecco in che senso il suo discorso “non li riguarda”: “Voglio dire una cosa prima di iniziare la canzone. Voglio dirlo a tutti i miei fratelli e sorelle ebrei: criticare Israele, ciò che stanno facendo, non significa in alcun modo criticare voi. Il mio messaggio è per la pace, per l’amore e affinché tutti gli esseri umani siano trattati con dignità, rispetto e uguaglianza. Quindi dico: Free Palestine. Dico: Free Lebanon. Free Cuba. Free Congo, Free Sudan, libertà per tutte le persone che vivono in America“.
Pink dopo la bufera per il post condiviso su Macklemore: “Non dovete essere d’accordo con me”
Nella parte finale del post, Pink ha chiarito che non pretende che i suoi fan siano d’accordo con lei, non l’ha mai chiesto in venticinque anni di carriera e non lo desidera adesso. Ciò che spera è che si fermi la discriminazione nei confronti delle persone ebree, che non sono e non rappresentano lo stato di Israele: “A quelli che sono furiosi con me: non dovete essere d’accordo con me. Non dovete essere d’accordo con una sola cosa che fa il governo israeliano per non volere che la famiglia ebrea seduta due file più in là da voi abbia paura o venga presa di mira a un concerto. È l’unica cosa che sto chiedendo a chiunque. A chi questa settimana ha paura, che sia ebrea, musulmana, palestinese, israeliana o semplicemente stanca di tutto questo: vi vedo“.
La quarantasettenne ha concluso il suo lunghissimo sfogo ricordando l’anniversario dell’undici settembre e le vittime: “È venerdì. Per le persone che lavorano e che hanno preoccupazioni ben più importanti delle pop star e delle valanghe di critiche, è la fine di una settimana difficile. È anche il 25° anniversario dell’11 settembre e le mie preghiere sono rivolte alle anime innocenti che abbiamo perso quella mattina. E al tramonto, per gli ebrei, è Rosh Hashanah, il nostro Capodanno. Adesso vado a preparare la cena per i miei figli, ad accendere le candele, a intingere delle mele nel miele, a versarmi un bicchiere di vino e a sentirmi piena di gratitudine. Questa è la mia tradizione. Ed è anche, guarda caso, una tradizione ebraica. Shana Tova“.
Al momento non sembra che il post sia servito a calmare gli animi. Nei commenti e in generale sui social moltissimi utenti stanno continuando a scagliarsi contro Pink e la sua condivisione del post su Macklemore. C’è anche chi invece sta appoggiando la popstar e tra questi ci sono alcuni volti noti, come l’attrice di Wonder Woman e Biancaneve, Gal Gadot: “Ti sono vicina. Non sei sola. Un buon anno pieno d’amore e luce“.








