LGBT
Seth Peterson è morto a 28 anni: era una star del cinema gay
Fabiano Minacci 23/03/2026

Seth Peterson nella giornata di ieri è stato trovato senza vita nella sua casa e oggi il suo fidanzato, Kobe Marsh — conosciuto nell’industria cinematografica per adulti con lo pseudonimo di Cyrus Stark — ne ha annunciato la scomparsa pubblicamente. Lo ha fatto usando il profilo Twitter di Seth, scrivendo: “È con il cuore pesante che vi comunico la scomparsa del mio fidanzato e migliore amico Seth. Sono davvero senza parole e ho il cuore spezzato”.
Kobe Marsh ha inoltre fatto sapere che è stata avviata una raccolta fondi su GoFundMe per coprire le spese del funerale e offrire ulteriore supporto. Nella descrizione della raccolta si legge: “Seth è stato trovato nella nostra casa oggi. Era profondamente amato e ci mancherà moltissimo”. Al momento non sono stati diffusi ulteriori dettagli sulle cause della morte e, alla pubblicazione, Kobe non ha condiviso altri messaggi sui propri profili social. Al momento, quindi, restano da chiarire le dinamiche di questa scomparsa.

Da Seth Peterson a Tim Kruger: 8 morti in 12 mesi, numeri che non possono passare inosservati
Da marzo dello scorso anno a oggi sono ben 8 gli attori che hanno lavorato nell’industria cinematografica di film gay per adulti che sono morti in circostanze misteriose, da Tim Kruger a Seth Peterson. Proprio Tim Kruger si è spento a 44 anni, qualche giorno dopo si sarebbe tolto la vita anche Roman Mercury a soli 45 anni. Ad aprile ci ha lasciato Damien Stone a soli 32 anni, a maggio Colton Ford della Falcon Studios a 62 anni e anche Koby Falks di soli 42 anni. La lista si è purtroppo allungata con il suicidio di Scott Finn a soli 27 anni e infine con la drammatica scomparsa di Blake Mitchell, travolto da un’auto mentre era a bordo della sua moto: aveva solo 31 anni.
Una sequenza così ravvicinata di morti — e giuro, non l’ho scritta scimmiottando quella di Alfonso Signorini al Grande Fratello Vip — è inevitabilmente allarmante e solleva più di una riflessione su un settore spesso raccontato solo in superficie. Dietro il lavoro degli attori dei film per adulti, soprattutto gay, si possono nascondere fragilità profonde: pressioni costanti, precarietà, stigma sociale e una gestione non sempre adeguata del benessere psicologico. E sì, è noto che in certi contesti circoli anche molta droga, ed è giusto non far finta di niente.
Insomma, otto morti sospette in un anno (sette se escludiamo quella di Blake Mitchell, legata a un incidente stradale) non possono passare inosservate. È il momento che l’industria cinematografica per adulti americana inizi a interrogarsi seriamente sulle condizioni di chi lavora in questo ambiente e sulle tutele, ancora troppo spesso insufficienti.








