Tv

Milo Infante replica all’ad Rai e rievoca la dequalificazione professionale: “La mia riconoscenza va al mio avvocato”

Anthony Festa 15/07/2026

article-post
Aggiungi Biccy tra le tue fonti preferite su Google

Continua il botta e risposta a distanza tra Milo Infante, che ha da poco lasciato Viale Mazzini per traslocare a Mediaset, e la Rai. Domenica scorsa il conduttore sulle pagine de Il Messaggero ha rivelato che Angelo Mellone, direttore dell’intrattenimento day time, aveva pensato di chiudere il suo Ore 14 e rimpiazzarlo con La Porta Magica di Andrea Delogu, perché riteneva che facesse concorrenza a La Volta Buona di Caterina Balivo. Il giornalista ha anche definito “triste” una foto generata dall’intelligenza artificiale che Salvo Sottile ha usato per pubblicizzare la nuova edizione di Ore 14. L’amministratore delegato della Rai, Giampaolo Rossi, non ha gradito le dichiarazioni di Infante e ieri si è definito “spiacevolmente sorpreso”, aggiungendo anche che non si dovrebbe mai parlare male dell’azienda per la quale si è lavorato o criticare i colleghi. Milo Infante ha deciso di replicare e di smarcarsi dalle accuse di Rossi.

Milo Infante: “Nessun attacco, ma la mia riconoscenza va al mio avvocato”.

Giampaolo Rossi ha concluso il suo intervento all’Adnkronos dicendo che Milo Infante avrebbe dovuto essere riconoscente alla Rai, che l’ha tutelato anche quando non era in auge. Il noto presentatore a La Presse ha negato qualsiasi attacco, ma si è detto perplesso sul fatto che l’azienda l’abbia tutelato quando non era sulla cresta dell’onda come adesso: “Nessun attacco alla Rai, azienda alla quale ho sempre riconosciuto di avermi dato molto e alla quale credo di aver restituito sapendo anche ricominciare da zero. Confermo l’affetto e la stima per l’ad Giampaolo Rossi ma resto sorpreso dalle sue parole quando afferma che sarei stato protetto e tutelato nei momenti in cui non ero in auge”.

Infante ha infine rievocato il periodo tra il 2012 e il 2016, in cui c’è stato un duro scontro legale proprio con la tv pubblica, che si è concluso con quattro sentenze di condanna per la Rai, riconosciuta colpevole del demansionamento del conduttore: “Non credo possa riferirsi al periodo 2012-15 e alle quattro sentenze che hanno condannato la Rai per dequalificazione professionale nei miei confronti. In questo caso la mia riconoscenza va esclusivamente al tribunale di Milano e all’avvocato Maurizio Borali“.

Rossi e Infante nelle ultime 24 ore si sono dichiarati stima e affetto reciproco, ma a questo punto possiamo dire che non si sono nemmeno risparmiati qualche stilettata. Che il clima non fosse serenissimo tra il conduttore e l’azienda ce lo potevamo anche immaginare, visto che nemmeno a fronte di un’offerta economica di circa 600.000 euro annui ha deciso di restare.

Il caso della dequalificazione professionale.

Tra il 2011 e il 2012, durante la sua conduzione de L’Italia sul Due, Milo Infante si è ribellato ai vertici Rai di allora, che mal sopportavano la presenza di alcuni giornalisti. Il conduttore si è rifiutato di escludere dalla sua trasmissione gli ospiti non graditi dall’azienda, subendo però un graduale ridimensionamento, fino a una sorta di isolamento forzato, che l’ha poi spinto a fare causa alla Rai.

Ci sono voluti anni, ma alla fine la battaglia legale è stata vinta da Milo Infante, il Tribunale infatti ha constatato che la dequalificazione professionale attuata dalla Rai era reale. I giudici hanno quindi ordinato alla tv di stato l’immediato reintegro del giornalista in ruoli compatibili con la sua professionalità e anche il pagamento di un risarcimento per i danni professionali.

Nell’aprile del 2016, dopo la vittoria finale, Infante si è sfogato su Facebook, dove ha anche ringraziato il suo legale: “Grazie a Maurizio Borali, che anche nei momenti più oscuri quando la giustizia appariva negata e irraggiungibile non ha mai smesso di credere, combattere e alla fine vincere. Agli amici che non hanno capito, pazienza. Presto capirete. Un abbraccio a tutti“.

Potrebbe interessarti anche