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Hudson Williams contattato da sportivi gay non dichiarati dopo Heated Rivalry: “Mi scrivono privatamente, lo show li ha colpiti”

Anthony Festa 14/01/2026

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Heated Rivalry è la serie del momento e il 13 febbraio arriverà anche in Italia su HBO Max. Lo show ha già milioni di fan in tutto il mondo e tra questi ci sono anche molti sportivi che si sono rivisti nelle storie di Scott Hunter, Shane Hollander e Ilya Rozanov. Certamente stiamo parlando di una serie leggera, che ha stregato moltissimi giovani per la storia d’amore, ma in realtà affronta tematiche anche più profonde e a quanto pare ha avuto già un impatto sulla vita di diversi atleti che ancora non hanno dichiarato la loro omosessualità/bisessualità. Hudson Williams infatti ha detto di aver ricevuto dei messaggi da sportivi che non hanno fatto coming out e hanno apprezzato Heated Rivalry.

Hudson Williams in radio: “Mi hanno scritto giocatori di basket e hockey”.

Ospite nel programma Radio Andy di Andy Cohen su SiriusXM, Hudson Williams ha raccontato al conduttore che in queste settimane è stato contattato da giocatori di football, di basket e di hockey, che gli hanno raccontato le loro storie, tutte molto simili a quelle di Ilya e Shane. L’attore ha aggiunto che molti altri atleti hanno scritto a Rachel Reid, l’autrice dei romanzi su cui è basato Heated Rivalry.

“Mi è anche capitato che mi abbiano scritto persone in modo più o meno anonimo, dicendo tipo: “Sono un atleta professionista e non ho fatto coming out, non sanno di me”. Sportivi di tutti i tipi, parlo di giocatori di hockey, di football, di basket. Spesso si rivolgono anche a Rachel, la nostra autrice, che poi ci gira queste bellissime email. A volte invece scrivono privatamente a me, tipo su Instagram. E sono proprio quelli i messaggi che ti colpiscono forte e ti fanno pensare: “Oh wow”. Quindi sì, è uno show divertente, è celebrativo, ma a volte colpisce le persone dritte su determinati tasti”.

La cosa non dovrebbe stupirci, Heated Rivalry racconta bene di quanto nel mondo dello sport non sia semplice come in altri ambienti uscire allo scoperto. Questo vale nell’hockey come nel calcio, Jakub Jankto ad esempio è tra i pochissimi calciatori ad aver fatto coming out e di recente ha rivelato di aver ricevuto molti messaggi da colleghi che vorrebbero seguire il suo esempio, ma che non ci riescono, principalmente per paura: “Tanti messaggi da calciatori, ma anche da tifosi. Non riescono ad aprirsi per paura del giudizio“.

L’importanza della rappresentazione per Hudson Williams.

Hudson Williams, proprio come l’amico e collega Connor Storrie ha detto più volte che non intende discutere della sua vita privata e del suo orientamento, ma la settimana scorsa ha parlato invece dell’importanza della rappresentazione LGBTQ nei media e della responsabilità di chi come lui interpreta certi ruoli.

In un’intervista rilasciata al magazine di moda, Numéro Netherlands, l’attore ha ammesso di aver sentito un po’ di pressione nel dover rappresentare il ruolo di Shane in modo credibile e rispettoso, visto l’importanza che ha per molte persone che seguiranno la serie.

“Devo dire che quando interpreti personaggi la cui identità è una parte grande di ciò che sono, qualcosa di intrinseco, non puoi ignorarlo. Purtroppo per molte persone questa identità resta un campo di battaglia interiore, ma è anche qualcosa di profondamente bello, che può plasmare un’intera vita, e io volevo rendere omaggio a tutto questo. Più nello specifico, volevo onorare l’omosessualità di Shane, perché non è la stessa cosa che essere bisessuali, non è la stessa cosa che essere gay a New York, né esserlo all’interno di una famiglia molto liberale di Los Angeles. Lui è questo ragazzo dell’hockey iper disciplinato, quasi robotico, che arriva a fare i conti con il fatto di essere molto gay e per nulla bisessuale. Ed è stato davvero importante per me raccontare questo percorso”.

Il 24enne ha anche spiegato di aver raccontato la storia di Shane e di aver dato voce ed esplorato la sua omosessualità, il suo compito infatti non era quello di rappresentare una comunità o più esperienze: “Avevo un po’ di pressione, ma a un certo punto ho voluto liberarmi dall’idea di dover rappresentare tutta la queerness possibile, perché sono davvero tante sfumature ed è uno spettro enorme. Credo che, quando si affrontano temi delicati, la specificità sia molto più importante del tentativo di dire tutto e raccontare troppe cose, anche perché altrimenti si rischia di risultare persino offensivi, perché è impossibile rendere giustizia a ogni esperienza e farlo bene“.

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