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Bello Figo a processo: “Vorrei essere giudicato come persona non come personaggio”
Fabiano Minacci 09/10/2026

Nato artisticamente un decennio fa ed esploso durante il lockdown, Bello Figo è un trapper diventato famoso in Italia per le sue canzoni provocatorie e demenziali, ma anche per gli scontri con diversi politici di destra in alcuni salotti televisivi. Sì, sto parlando proprio di lui, quello che cantava che non pagava l’affitto e mangiava pasta con tonno. “Tutti sanno che mangio pasta con tonno, con tonno, con tonno, con tonno“.
Ora, oggettivamente, Bello Figo è un po’ passato di moda, ma oggi il suo nome è tornato al centro dell’attenzione perché è iniziato il processo che lo vede imputato per un episodio avvenuto nel 2023 al Vibe di Treviolo, in provincia di Bergamo. I fatti risalirebbero alla notte tra il 6 e il 7 febbraio, quando, secondo l’accusa, il trapper ghanese residente a Parma avrebbe palpeggiato il fondoschiena di una ragazza che all’epoca aveva appena 15 anni.
Bello Figo a processo: “Vorrei essere giudicato come persona non come personaggio”
Rispondendo alle domande della pm Giulia Angeleri, dei suoi difensori Enrico Fontana e Giovanni Tarquini e della presidente del collegio Donatella Nava, Bello Figo ha negato qualsiasi responsabilità dichiarando: “Vorrei essere giudicato come persona, non come personaggio“. La presidente ha precisato di non conoscerlo né come artista né come persona e di dover valutare esclusivamente i fatti emersi nel processo.
Durante l’udienza, Bello Figo ha ricostruito come si svolgevano le serate e come funzionava l’accesso al camerino, precisando che la gestione degli ingressi era affidata alla sicurezza del locale. La ragazza e un’amica avevano raccontato di essere state spinte da un bodyguard all’interno dell’area riservata. “Se è così mi dissocio, ma non mi è mai successo che un bodyguard buttasse dentro qualcuno in camerino“, ha dichiarato, sottolineando di non occuparsi personalmente della selezione degli ospiti.
Nel corso della sua deposizione, Bello Figo ha poi sostenuto di essere venuto a conoscenza dell’età della ragazza soltanto leggendo la denuncia. Ha inoltre affermato di non aver mai udito il bodyguard pronunciare le parole “carne fresca” in riferimento alle due ragazze, frase che la giovane gli avrebbe invece attribuito. Il trapper ha poi ribadito la propria estraneità ai fatti, negando categoricamente qualsiasi contatto fisico con la denunciante. A sostegno del suo racconto, ha infine menzionato un messaggio inviato alle 4.02, con il quale avrebbe invitato la giovane a raggiungerlo in un altro locale al termine della serata. L’invito, ha precisato, non sarebbe stato accolto.
A testimoniare in aula è stata anche la fidanzata di lui, che ha ricostruito quanto accaduto al termine della serata raccontando di aver lasciato il camerino insieme alle altre due ragazze e precisando di non aver notato lacrime o segni di pianto da parte loro.








