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Scontro tra Marracash e Fedez sulle rivolte a Milano: accuse e posizioni diverse

Anthony Festa 21/10/2026

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Le rivolte e i saccheggi che hanno avuto luogo a Milano lo scorso weekend hanno acceso forti dibattiti ovunque, dai bar, ai talk show, fino ai social. Dei disordini nel capoluogo lombardo e in altre città hanno parlato in moltissimi, dai giornalisti, agli opinionisti, ai politici, e adesso anche i rapper, che hanno dato vita a una sorta di dissing. Da una parte Ghali, Kid Yugi, Artie 5ive, Sayf e Marracash hanno preso le parti dei manifestanti, invitando a fare delle riflessioni, dall’altra Fedez, che ha condannato la devastazione dei negozi e ha tacciato di ipocrisia alcuni colleghi.

La posizione di Marracash e il post di Fedez

In un lungo sfogo social, Marracash ha dichiarato di non credere molto nell’efficacia delle proteste social e ha aggiunto che con le buone maniere non si cambiano le cose. Il rapper ha compreso la rabbia giovanile, perché lui in primis si è sempre battuto contro le disparità sociali: “Chi mi conosce sa bene da che parte sto. Le diseguaglianze sociali sono la mia battaglia, alla ribellione ho dedicato la mia vita. Ecco da che parte sto. Un anno fa da un palco dicevo che il potere capisce solo il potere e che è ora che il popolo mostri il proprio. Due anni fa pubblicavo un disco catastrofista già dal titolo. Aspettavo questa reazione da tempo e credo che siamo solo all’inizio. Con le buone non cambi le cose“.

Poche ore dopo l’intervento social di Marracash, anche Fedez ha rotto il silenzio sulla guerriglia urbana che ha seminato il caos a Milano. L’ex Mr Ferragnez ha puntato il dito contro i colleghi, colpevoli secondo lui di poca onestà intellettuale.

Per Federico è ipocrita schierarsi dalla parte dei ragazzi che sono scesi per strada a Milano, quando poi gli stessi artisti contribuiscono a promuovere uno stile di vita, un modello di ricchezza e successo che non fa altro che alimentare frustrazioni e rabbia.

“Tanti artisti si sono espressi in questi giorni sulle vandalizzazioni di Milano, soprattutto dal mondo del rap. L’opinione è univoca: bravi ragazzi, rompete l’ingranaggio. Vedo anche artisti e personaggi pubblici che celebrano la protesta, ci si uniscono come se ne facessero parte, senza rendersi conto che esposti in quelle vetrine ci sono anche loro. A promuovere quella idea di vita e di successo ci siamo noi. Siamo noi che andiamo alle sfilate, postiamo gli orologi di lusso, i viaggi e i vestiti. Alla fine della giornata il vostro rapper preferito tornerà in prima fila alle sfilate di Louis Vuitton e voi, dall’altra parte della vetrina, non vi accorgerete nemmeno che ad alimentare quell’odio di classe, in parte, è stato anche lui”

Il cantante di Cigno Nero ha poi invitato i ragazzi a non credere alla narrazione dei suoi colleghi rapper, perché il loro supporto sarebbe una sorta di operazione di marketing, una strategia crudele ed efficace di ottenere facili consensi cavalcando il tema caldo del momento: “Io vorrei che i ragazzi che manifestano sapessero questo: sia chi vi ostracizza sia chi vi utilizza come simbolo vi sta usando come pedine di un gioco in cui a perdere siete sempre voi. Non credete ai proclami, non credete agli artisti ricchi che vi sostengono, non c’è nessun noi. È una gara a chi arraffa di più. Ora il trend è solidarizzare domani sarà l’ennesimo testo in cui vi racconteranno quant’è bello essere ricchi dopo essere stati poveri così che ve lo ricordiate bene, che loro non sono più come voi. E ve lo dice uno che ha fatto esattamente la stessa strada. Ricordatevi la verità invece: al vostro fianco non c’è nessuno“.

Rivolgendosi a uno o più dei suoi colleghi, Fedez ha anche detto che c’è chi ha giustificato la devastazione dei negozi, ma che in passato ha posato accanto al primo cittadino di Milano: “Sento dire che è giusto sfondare le vetrine da qualcuno che si è fatto fotografare con Beppe Sala“.

Farsi fotografare con qualcuno però non significa sposarne ideali o condividerne le convinzioni. Lo dimostra lo stesso Federico, che in molte occasioni in passato si è schierato accanto alla comunità LGBTQ e poi ha posato con Roberto Vannacci, che a Pulp Podcast ha anche fatto una X con le mani.

La dura replica: “Non inneggio alla violenza”

Poche ore fa Marracash ha replicato a Fedez, ma soprattutto alle moltissime critiche ricevute dopo il suo post di sostegno ai ragazzi che hanno partecipato alle rivolte. L’artista ha dichiarato di non essere stato sorpreso dai durissimi attacchi ricevuti, li aveva messi in conto, così come aveva previsto che una sua presa di posizione così netta avrebbe scatenato molte reazioni forti.

Il quarantasettenne ha detto di poter accettare quasi tutto, insulti, anche minacce, ma non chi strumentalizza le sue parole e lo accusa di giustificare la violenza: “Un paio di cose non mi stanno bene però. La prima è che io non ho mai inneggiato alla violenza. Siamo tutti d’accordo a condannare la violenza, ogni tipo di violenza. Ce ne sono molte forme. Ma quando questa violenza succede, bisogna farsi delle domande. Cosa porta dei minorenni a mettersi il cappuccio e andare a rischiare di essere presi a manganellate o arrestati in centro? Pur nella follia del gesto sono sintomo di qualcosa. Di un fallimento della nostra società di cui tutti siamo responsabili. Ognuno darà la sua risposta ai motivi di questo fallimento, secondo la propria coscienza e, purtroppo, intelligenza“.

Con un’interessante riflessione Marracash ha spiegato che gli scontri a Milano non sono un caso isolato e che le classi più deboli e i figli di immigrati non siano gli unici stanchi del sistema, visto che anche il ceto medio si sta lamentando da tempo sui social. Per questa ragione secondo l’interprete di Margarita, sarebbe più utile ascoltare chi protesta e si lamenta, piuttosto che voltarsi dall’altra parte o giudicare.

Marracash, con quella che sembra proprio una risposta a Fedez, ha concluso il suo nuovo post su Instagram dicendo di avere tutto il diritto di parlare e prendere le difese di chi ha deciso di scendere per strada, visto che prima di diventare ricco, ha vissuto per 30 anni lavorando sodo e facendo molta fatica.

“Un’altra cosa che non tollero è il più stupido tra i commenti, la retorica del “tu hai i soldi, non puoi parlare”. Ho visto i primi euro intorno ai 30 anni, ora ne ho 47, non sono ancora in pari. Ho faticato, lavorato e costruito partendo da meno di zero, mi sono fatto strada senza violenza pur venendo da un contesto violento, pago abbondanti tasse nel mio paese, anche per quelli che non possono o non le vogliono pagare. Dico quello che voglio. Aver fatto i soldi non cancella più di metà della mia vita e soprattutto non mi impedisce di desiderare un mondo più equo e più giusto per tutti, né di lottare per questo”.

Insomma, Marracash ha risposto a Fedez rivendicando il diritto (da uomo ricco) di parteggiare per chi lotta contro le disuguaglianze.

Nonostante Marracash abbia sentito la necessità di sottolineare di aver fatto soldi solo dopo i trent’anni, va detto che non è necessario essere omosessuali per supportare i diritti della comunità LGBTQ, non serve essere panda per battersi per la salvaguardia delle specie a rischio.

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