LGBT
Arisa dà spiegazioni sulla polemica con la comunità LGBT: “Una bella batosta. Una cosa me la rimprovero”
Anthony Festa 24/02/2026

Il debutto con Sincerità, il capolavoro de La Notte, la vittoria al Festival di Sanremo con Controvento, lo scontro a X Factor con Simona Ventura, sono molti i momenti iconici della carriera di Arisa, uno però è decisamente più delicato e doloroso degli altri. Nel maggio del 2023 la cantante lucana ospite di Peter Gomez a La Confessione ha dichiarato di apprezzare Giorgia Meloni, aggiungendo che la premier si comporta da madre severa nei confronti della comunità LGBTQ. Da quel momento, per mesi è esplosa una gigantesca polemica, che Arisa ha fatto fatica a gestire. A distanza di quasi tre anni la vincitrice di Sanremo è tornata a parlare di quel periodo complicato e ha dato delle spiegazioni: “Non ero documentata, me lo rimprovero“.
Ospite di Gianluca Gazzoli nel podcast The BSMT, l’artista di Meraviglioso Amore Mio ha ricordato la tempesta mediatica che l’ha travolta dopo le parole su Giorgia Meloni e ha spiegato di aver sbagliato – così come in altre occasioni – a non documentarsi prima di parlare: “Sì, è vero che a un certo punto della mia vita sono stata una sorta di icona LGBTQ, poi ho perso questa cosa. Se ho perso i miei fan LGBTQ? Qualcuno, ma la gente che mi conosce e che ha seguito il mio percorso non l’ho persa. Tutto per quell’intervista da Peter Gomez. Mi rimprovero una cosa specifica, sono sempre stata una persona impreparata. Ho fatto e detto cose, senza documentarmi bene“.
Parole che valgono molto più di tante scuse, qui c’è l’ammissione di colpa sincera, di una persona che negli anni si è sempre schierata accanto alla comunità LGBTQ e contro ogni forma di discriminazione.
Arisa: “Decidere della vita degli altri è un reato!”.
Rosalba nel corso della lunga chiacchierata con Gazzoli ha raccontato i primi approcci con la scena LGBT milanese, in cui è stata introdotta da un suo caro amico: “Io ho cominciato a seguire la comunità LGBT… QIA+, adesso se me lo chiedessi saprei tutto. Ora sono molto più documentata perché per me è stata una bella batosta. Il primo amico che ho avuto a Milano, Emiliano, mi ha introdotto in tutta la situazione milanese e io mi sono sentita tanto accolta. Poi tra l’altro la prima volta che venni a Milano, io abitavo in viale Abruzzi, la sera lavoravo in un locale notturno e poi mi fermavo spesso e volentieri a parlare con le ragazze trans che c’erano. Ce n’era una addirittura sotto casa mia, con cui mi fermavo proprio sulle scale a parlare“.
Infine un discorso sacrosanto sulla libertà di tutti e la chiara condanna per chi cerca di limitarla: “Io amo la libertà e penso che tutti quanti debbano essere felici e liberi, per il semplice fatto che tutti quanti abbiamo un tempo a disposizione da impiegare per la nostra felicità. Quindi decidere per la vita degli altri, è un reato“.
sono sempre stata una persona impreparata, me lo rimprovero. quando venni a Milano mi sono sentita tanto accolta nella comunità LGBT. lavoravo in un locale notturno e la sera mi fermavo con le ragazze trans […] decidere per la vita degli altri è un reato
Arisa BSMT #Sanremo2026 pic.twitter.com/vaqPouOJRa— Arisa out of context (@arisaooc) February 23, 2026
La delusione e poi l’attacco a Paola Iezzi.
Durante la conferenza stampa del Roma Pride 2023 (di cui era madrina), Paola Iezzi ha risposto alle domande sull’intervista di Arisa da Peter Gomez e ha detto che forse la collega aveva “paura di non lavorare più”, aggiungendo poi di non essere d’accordo con quanto sentito.
Diciamo che Rosalba non ha preso affatto bene le dichiarazioni di Paola e in un video pubblicato su Instagram si è lasciata andare a uno sfogo concluso con un dito medio.
“Ti ho sempre stimata e mi dispiace sentirti parlare così di me, senza mettere una buona parola fra me e la comunità LGBT+. Io l’avrei fatto, avrei cercato di mettere pace. Ed è sempre quello che ho fatto, ecco perché adesso mi ritrovo nei guai. Tu invece ti sarai presa dei bellissimi applausi mentre infamavi una collega. Mi piacerebbe che tu avessi visto l’intervista, perché avresti detto diversamente. Avevo detto che ero a favore dei matrimoni e delle adozioni: questo fa di me una persona che sostiene i diritti della comunità LGBT+.
Ho paura di non lavorare? No, forse tu hai paura di non lavorare e forse è per questo che sei schiava di certe cose. Io non sono schiava di partito. Non sono schiava di una comunità. Io amo senza paletti e dico anche di no, perché amare significa dire anche di no.
Se mi incontri per strada non mi salutare, la gente ipocrita mi fa schifo e prima o poi la verità verrà a galla. Io lavoro veramente per la comunità LGBT+ non metto i lustrini e dico ‘viva l’amore’. Cresci. Non si parla male degli altri, soprattutto quando gli altri non si possono difendere perché non sono presenti. Hai quasi cinquant’anni e ancora non hai imparato a vivere”.








