Gossip
Umberto Brindani punge Alfonso Signorini e svela retroscena sul loro passato
Fabiano Minacci 06/03/2026

Umberto Brindani è tornato a pungere Alfonso Signorini e lo ha fatto dopo aver letto il suo editoriale d’addio nel settimanale Chi dove ha ringraziato i tre ex direttori che ha considerato fondamentali per la sua crescita professionale, ovvero Silvana Giacobini, Carlo Rossella e Pietro Calabrese. Secondo Umberto Brindani, però, nei ringraziamenti manca un nome: il suo.
Umberto Brindani punge Alfonso Signorini: “Cosa mi ha fatto” https://t.co/pzfitmifXq
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Brindani ha ricordato infatti che, quando nel 2005 prese la direzione di Chi, fu proprio lui a proporre a Mondadori di prendere Signorini come vicedirettore, perché esperto di gossip e ricco di contatti utili per il giornale. I due lavorarono insieme per circa un anno e mezzo: Brindani si occupava della costruzione del settimanale, mentre Signorini gestiva relazioni, interviste e contatti con il mondo dello spettacolo. In quel periodo, racconta il giornalista, le vendite del settimanale furono molto alte e il giornale riuscì addirittura ad aumentare le copie vendute dopo l’addio della fondatrice Giacobini. Nel 2006 Brindani passò poi alla direzione di Tv Sorrisi e Canzoni, lasciando Chi proprio a Signorini. Qualche anno dopo, però, venne licenziato improvvisamente, mentre Signorini fu nominato anche alla guida di Sorrisi. Da quel momento i rapporti tra i due si incrinarono.
“Ecco chi manca nei ringraziamenti di Signorini: il sottoscritto. Aridaje: se ne era già dimenticato nella recente celebrazione dei 30 anni del settimanale” – ha scritto Umberto Brindani su Facebook – “Si vede che proprio non gli entra in testa. O forse ha cancellato dalla memoria l’anno e mezzo che abbiamo passato insieme, io alla direzione e lui alla vicedirezione di Chi. Si chiama damnatio memoriae e, in un certo senso, anche alla luce degli ultimi avvenimenti, quella dimenticanza dovrei considerarla quasi una medaglia“.
Umberto Brindani nel suo sfogo ha ricordato quando Alfonso Signorini si ritrovò senza lavoro e lui e Carlo Rossella lo presero a Panorama come collaboratore esterno. “Ci serviva la sua già allora enorme rete di contatti con il mondo del gossip. Ricordo un agosto, con il direttore in ferie e il newsmagazine affidato a me, in cui mi mancava una storia di copertina leggera, ‘da spiaggia’. Lo chiamai in redazione e lui si presentò con una risma di fogli A4 su cui erano scritti migliaia di nomi e numeri di telefono. ‘Posso telefonare a questo, o a quella, che ne dici di quest’altra?’. Alla fine ripiegammo, mi pare, su Manuela Arcuri” (…) Poi Alfonso, sempre da freelance, approdò in tv, alla corte di Piero Chiambretti, come ‘lookologo’, ed ebbe un buon successo“.
Umberto Brindani: “Da Sorrisi mi cacciarono di botto e nominarono lui direttore”
Nella sua ricostruzione cronologica, il giornalista ha poi citato il 2004 quando lui passò a dirigere Gente e Alfonso Signorini continuò a collaborare da freelance per Panorama, fino al 2005 quando Brindani passò a Chi, nato da un’idea di Marina Berlusconi. “Accettai, ma avevo un problema: non sapevo assolutamente nulla di gossip, che era il core business del giornale. Così, mi venne l’idea. Dissi: «E se mi prendessi Signorini? È a spasso, accetterà di sicuro»“. E infatti accettò.
“Poi, a fine 2006, si liberò improvvisamente la direzione di Tv Sorrisi e Canzoni, e i dirigenti Mondadori, il presidente Marina in testa, mi pregarono in ginocchio di prendere la guida della gallina dalle uova d’oro (Sorrisi vendeva 1,1 milioni di copie e produceva utili a milionate), garantendomi anche un sostanzioso aumento di stipendio. Non potevo sottrarmi, ma dissi chiaramente che ero preoccupato per Chi, che ovviamente era destinato a Signorini, il quale non aveva ancora maturato la dimestichezza necessaria con la gestione del lavoro redazionale, cioè l’artigianalità richiesta per la realizzazione di un giornale. Feci in modo di creargli una sorta di cintura di sicurezza, soprattutto lasciandogli la bravissima photo editor Paola Bergna“.
“Dopo un paio d’anni, con il giornale che reggeva benissimo (1.070.000 copie diffuse), mi licenziarono, di botto. Il giorno prima avevo incontrato in bagno Signorini, che era direttore di Chi. Lavandoci le mani, mi sussurrò: «Stai attento, stanno succedendo delle cose…». Quali? «Non posso dirtelo». Lo scoprii di lì a 24 ore: io cacciato, lui nominato anche direttore di Sorrisi (che nei tre mesi successivi, giusto per gradire, perse 300 mila copie). Da allora, diciamo che il rapporto tra noi si incrinò leggermente… Io ricominciai a lavorare a testa bassa, prima a Oggi e, da tre anni, di nuovo a Gente. Lui spiccò il volo verso una luminosa carriera di megadirettore, conduttore televisivo, regista teatrale, scrittore e, soprattutto, potente tra i potenti d’Italia. Fino alla recente, rovinosa caduta. Questa è la storia. Morale della favola: mi spiace sinceramente di non essere stato citato tra i direttori ringraziati, ma forse dovrei esserne orgoglioso“.








