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Signorini parla di silenzio, processi online e titoli inventati: “La verità ha bisogno di tempo” – il suo editoriale su Chi

Anthony Festa 08/01/2026

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Da diversi mesi Alfonso Signorini stava lavorando alla nuova edizione del Grande Fratello Vip (secondo Davide Maggio con una mano anche da Maria De Filippi), poi è arrivato Fabrizio Corona con il suo Falsissimo Il Prezzo del Successo, le gravi accuse e le dichiarazioni di Antonio Medugno e così il conduttore ha deciso di autosospendersi cautelativamente dagli impegni a Mediaset, per tutelare sé stesso e le persone interessate nella vicenda e per difendersi nelle sedi opportune. Come ha anche fatto sapere Massimo Borgnis a FanPage, Alfonso però ha mantenuto il suo ruolo di direttore editoriale di Chi, il settimanale che ha guidato con successo per molti anni e proprio in una delle prime pagine del nuovo numero del magazine, il giornalista ha fatto una lunga riflessione sul “silenzio” come lusso e arma contro il trambusto di “processi sommari”, “condanne in tempo reale” e la confusione generata da tutti quelli che devono sempre dire qualcosa per forza. Insomma, delle considerazioni che sembrano calare a pennello in questo periodo non semplice che il presentatore sta attraversando.

L’editoriale sul silenzio: “Non è assenza, ma scegliere quando e con chi parlare”.

Il presentatore ha scritto di come il silenzio non sia assenza, ma una scelta ponderata, il lusso di scegliere con chi e quando parlare, soprattutto in una realtà dove tutti gridano, discutono, “si assolvono e si condannano in tempo reale, il silenzio è diventato un atto sovversivo”.

Alfonso ha specificato che solitamente il silenzio non ha nulla a che fare con la debolezza e non caratterizzi chi nasconde qualcosa, al contrario, racconti invece la sicurezza di chi vive nella verità: “Si crede che il silenzio nasconda. In realtà, spesso, rivela. Rivela sicurezza, consapevolezza, profondità. Rivela una cosa che oggi manca terribilmente: il senso del limite. Il limite tra ciò che è pubblico e ciò che è privato. […] Tra ciò che è spettacolo e ciò che è vita“.

Signorini ha anche fatto un quadro del “rumore” e degli “strilli” online, dei titoli clickbait che spesso nascondono poco dietro al chiasso e che portano molti a pensare che ogni cosa vada commentata e giudicata: “Like, share, titoli acchiappa-click, dichiarazioni “rubate”, sentenze gridate più delle accuse“.

 

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Signorini: “Il silenzio non si presta ai processi sommari a colpi di hashtag”.

Alfonso nel suo editoriale ha riflettuto su quanto il silenzio non si svende alle fake news e nemmeno alle condanne frettolose fatte sui social, tra un post e un tweet: “Il silenzio non si presta ai titoli inventati, alle ricostruzioni fantasiose, ai processi sommari e improvvisati fatti a colpi di hashtag. La verità ha bisogno di tempo“.

Per il direttore, il silenzio che sovrasta ogni grido, qualsiasi frastuono non è quello legato agli imbarazzi o alla paura, ma quello consapevole, di chi sceglie e soprattutto di chi sa che la parola non è sempre la risposta giusta in ogni contesto. Avvalersi del lusso che è diventato il silenzio – secondo l’editoriale – non significa tacere sempre e comunque, ma semplicemente arrivare a una selezione delle persone con cui parlare, a una scelta di chi merita la nostra risposta.

Alfonso nel suo nuovo editoriale di Chi non ha fatto riferimenti espliciti alla sua recente situazione, non ha citato nessuno, ma da questi suoi pensieri possiamo facilmente comprendere certe sue scelte, come quella di non replicare mai direttamente agli attacchi feroci di Fabrizio Corona o alla marea social che l’ha travolto (spesso con contenuti che definire volgari sarebbe poco).

Le uniche cose che ufficialmente sappiamo su Signorini – come il rammarico per la “montagna di fango che l’ha investito” – sono arrivate direttamente dai suoi legali nelle poche comunicazioni che hanno avuto in queste ultime settimane con i media, per il resto Alfonso ha scelto molto accuratamente i suoi interlocutori, proprio come ha scritto elencando le qualità che porta il silenzio (ieri ad esempio si è presentato spontaneamente al palazzo di giustizia a Milano e si è fatto ascoltare dai pm, davanti ai quali ha fornito la sua versione dei fatti e respinto ogni accusa).

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