Musica

Sanremo 2026, le canzoni bocciate dalla stampa: reazione dei cantanti

Anthony Festa 27/01/2026

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I giornalisti che fanno parte della sala stampa del Festival di Sanremo 2026, ieri pomeriggio hanno avuto la possibilità di ascoltare in anteprima i brani dei 30 big in gara. Molte testate hanno parlato di un livello medio alto delle canzoni, qualcuno ha anche detto che non ci sono brani orribili, ma solo due o tre che non li hanno convinti in un’ottica di gara, ma che potrebbero avere grande successo fuori dal Festival, eppure nelle pagelle sono fioccati voti davvero bassi. Ci sono canzoni che si sono beccate dei 2, dei 3 e dei 4.

Il brano più bistrattato dalla stampa è Voilà di Elettra Lamborghini, che ha preso un 2 da Federico Vacalebre de Il Mattino: “Voto 2 per Voilà! “Viva viva la Carrà”, certo, così “sai già cosa fare/ dai comincia tu”. Ma, voilà, la divina Raffa era travolgente nel ritmo, più audace nel testo e, diciamolo, ben più seducente“.

Un 3 invece è arrivato da Francesco Prisco de Il Sole 24 Ore: “Per Elettra è un 3! La Rai adora autocitarsi: «E allora viva viva viva la Carrà/ Ballare e poi finire giù per terra/ Viva l’amore amore amore che si fa/ al buio e la televisione accesa». Arte amatoria discotecara e pecoreccia di cui avremmo fatto volentieri a meno“.

La regina del twerking però ieri sera ha rassicurato i fan e su X ha scritto: “Ricordatevi questo messaggio, la mia canzone é una hit! … ne riparliamo poi“. E certamente ne riparleremo, visto che nel 2020 anche Musica (E Il Resto Scompare) è stata stroncata ai primi ascolti dei giornalisti e poi ha venduto oltre 140.000 copie ed è stata amatissima dai fan della Lamborghini.

I bocciati del Festival di Sanremo 2026: da Leo Gassmann a Francesco Renga.

Il Mattino ha bocciato anche Leo Gassman con un 4 rifilato alla sua Naturale: “Che “Roma ad agosto sembra l’Antartide” non sarebbe poi così “Naturale”, ma qui si canta l’amore e non la crisi climatica e debuttano all’Ariston l’eyeliner e le Tuileries, parole mai usate prima in gara. Altri contributi originali non si avvertono nel brano che guarda a Blanco con strabismo di Venere. Stile: poco coraggioso Voto Leo Gassmann: 4“.

Ancora più severo Prisco de Il Sole 24 Ore, con un 3,5 per Gassmann: “Nell’epoca della musica liquida le carriere possono essere molto brevi. Qualcuno però ha ancora una possibilità, poi un’altra, poi un’altra ancora. E come se la gioca? «Ma non vale se ora mi guardi/ Con quegli occhi lucidi e mi macchi/ La felpa con il nero dell’eyeliner». Fossimo in lui, ci butteremmo sul cinema. Voto 3,5“.

Leo Gassmann l’ha presa bene e su Instagram ha commentato con ironia i voti bassi dei giornalisti. Il cantante su Instagram ha scritto “io che leggo le pagelle dei giornalisti” e poi ha aggiunto l’audio della conversazione tra Piton e Silente: “Quindi quando arriva il momento, il ragazzo deve morire?“.

Bocciatura anche per Francesco Renga e la sua Il Meglio di Me, che ha ricevuto un 4 da Il Messaggero e ha ottenuto una media di 5,3 considerando tutte le recensioni più importanti: “Sei autori al servizio della voce di Angelo, che in un verso canta: «A volte capita che sorrida anche una lacrima». Se questo è il meglio di lui, chissà com’è il peggio“.

Gli altri bocciati del Festival.

Tra i big che hanno ricevuto diverse insufficienze da parte dei giornalisti ci sono anche LDA e Aka7Even con Poesie Clandestine. Alvise Salerno di All Music Italia ha dato 4,5 al brano dei due ex di Amici (che hanno ricevuto lo stesso voto da altre testate): “Due ragazzi che volevano divertirsi a Sanremo con una canzone da ballare, nulla più. C’è il reggaeton anche per loro, molto Gigi D’Alessio old style come atmosfera. Per quanto riguarda il significato del brano, parla d’amore ma non in modo semplice. Sembra uno di quegli amori davvero tanto strani ma perché il testo è un po’ confusionario nella sua forma e struttura. Il problema di questo brano non è tanto che sia uptempo, quanto che sia “italoamericano, dammi un bacio su un taxi cabrio”. Riproposizione di Serena Brancale nel 2026 e no, non è il massimo“.

Alvise Salerno ha bocciato anche Ossessione, il pezzo che Samurai Jay canterà dal 24 febbraio sul palco del Festival di Sanremo: “Diciamo che se volessimo sintetizzare la spiegazione di questa canzone, Sanremo non è per nulla il posto adatto. Attenzione, non è brutta, è solo fuori dal proprio habitat ed è fondamentalmente inutile. Canzone estiva, classica canzone inutile estiva che finirà nel calderone delle canzoni estive quando arriverà il momento ma nulla di incredibile o entusiasmante da sottolineare. Probabilmente è stata scelta per mettere un po’ di ritmo a un’edizione piena di ballad e di amore, sarà una di quelle con la coda più lunga, preparatevi a sentirla fino alla fine del 2026 con record su record in streaming. La domanda è solo una: ma cosa c’entra a Sanremo? Voto, 3“.

Sanremo 2026: fioccano 3 anche per Luché e Nigiotti

Un 3 anche per Labirinto di Luché, il pezzo non ha affatto convinto Mattia Marzi de Il Messaggero, che l’ha stroncato, per il giornalista è questa la canzone più brutta di Sanremo 2026 (almeno al primo ascolto): “La dipendenza cantata dall’ex Co’Sang è quella da una relazione: «In questo labirinto siamo in due». Pecca di presunzione e arroganza quando rivendica: «Mentre gli altri giocano / io mi distinguo tra i pochi che osano». Già, perché qui il coraggio l’ha lasciato a casa. Il pezzo è piatto: un labirinto, sì, ma senza uscita“.

È andata poco meglio a Enrico Nigiotti, che su Il Sole 24 Ore si è preso un 3,5 per il suo singolo sanremese Ogni Volta Che Non So Volare: “Il tempo è un tema centrale in filosofia, come nelle canzonette. Le riflessioni di Enrico Nigiotti non sono certo quelle di Kant. «Il tempo vola l’ho già detto/ Anche in un orologio rotto». Ancora ci stiamo interrogando sul senso di quello «oo». Che sia una citazione di Domenico Modugno?“.

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