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Pucci diventa un caso politico, PD e Renzi contro Meloni, intanto delle fonti precisano: “Il comico? Preferenza personale di Carlo Conti”
Anthony Festa 08/02/2026

La scelta di Andrea Pucci come co-conduttore del Festival di Sanremo non sarebbe stata affatto un’imposizione dall’alto come qualcuno ha rumoreggiato, o un consiglio, ma frutto di preferenze personali di Carlo Conti, almeno così riferiscono delle fonti al quotidiano Domani. Dopo l’annuncio della presenza del comico al Teatro Ariston però è scoppiata un’enorme polemica sui social, una generale levata di scudi e sono intervenuti moltissimi giornalisti e quasi tutti hanno espresso critiche e perplessità rispetto alla decisione del direttore artistico. Dopo gli attacchi social il cabarettista ha fatto un passo indietro e ha rinunciato alla possibilità di affiancare Conti a Sanremo e veloce come su pochi altri temi è intervenuta Giorgia Meloni, che ha addirittura parlato di deriva illiberale e spaventosa della sinistra.
A proposito di derive illiberali, Rula Jebreal ha ricordato quando nel 2020 Giorgia Meloni non era così felice di vederla al Festival di Sanremo: “La solidarietà della Meloni a Pucci che parla di: “La deriva illiberale della sinistra”. La coerente Meloni ha fatto una campagna mediatica per impedirmi di parlare a Sanremo “a spese dei contribuenti” e perché non c’era contraddittorio per il mio monologo contro il femminicidio“.
La governance #Rai non ha avuto obiezioni sulla scelta di #AndreaPucci, artista accusato di uscite omofobe e misogine, come coconduttore a #Sanremo2026: una decisione che, raccontano fonti interne, nasce soprattutto da una preferenza personale di #CarloConti. Domani
— Mefisto (@AndreaMefi4753) February 8, 2026
La SOLIDARIETÀ della Meloni a Pucci che parla de: “La deriva illiberale della sinistra”.
La coerente Meloni ha fatto una campagna mediatica per impedirmi di parlare a Sanremo “a spese dei contribuenti” e perché non c’era contraddittorio per il mio monologo contro il FEMMINICIDIO. https://t.co/6lgnqHcjuf pic.twitter.com/jxHHFFaHFI— Rula Jebreal (@rulajebreal) February 8, 2026
Matteo Renzi e Matteo Salvini sul caso di Andrea Pucci.
Come se non bastasse il lungo post del nostro Presidente del Consiglio, anche il Vicepresidente del Consiglio (che si sta ancora leccando le ferite dopo l’abbandono di Vannacci) ha deciso di esprimere solidarietà ad Andrea Pucci : “Io sto con Andrea Pucci. Evviva la libertà di pensiero, di parola e di sorriso“.
Io sto con Andrea Pucci. Evviva la libertà di pensiero, di parola e di sorriso. pic.twitter.com/io0hJdM16w
— Matteo Salvini (@matteosalvinimi) February 8, 2026
Bisognerebbe chiedere a Salvini cosa c’è da sorridere in robaccia del genere…

Dall’opposizione il primo a farsi sentire è stato Matteo Renzi, sottolineando come la premier invece di discutere di Sanremo, potrebbe farsi vedere in Parlamento per parlare di temi che certamente interessano di più agli italiani e anche ai suoi elettori: “Giorgia Meloni non viene mai in Parlamento per parlare di pressione fiscale e di sicurezza. E però oggi interviene sul festival di Sanremo dando la colpa all’opposizione per il forfait del comico. Non so quanto faccia ridere Pucci, so però quanto fa ridere un Governo in cui premier e vicepremier danno la solidarietà a un comico e non parlano di tasse e coltelli. Abbiamo un mondo impazzito e l’Italia in mano a due influencer che prendono like pensando a Sanremo. Nel frattempo secondo l’Istat aumenta la povertà delle famiglie e crolla la produzione industriale ma la nostra Premier ci parla di Sanremo“.
L’attacco del Pd a Giorgia Meloni.
Dal Partito Democratico si è fatto sentire Alessandro Zan, che ha ricordato a Giorgia Meloni che tipo di comicità fa Andrea Pucci e ha anche evidenziato come la premier di recente abbia proposto il nobel per la pace a Trump e abbia preso parte a uno spot elettorale per Orban: “Mentre in Sicilia si contano 2 miliardi di danni e oltre 1500 persone sono senza casa, Giorgia Meloni pensa a Sanremo e difende una persona che basa la sua “comicità” su frasi omofobe, misogine e razziste. Sono queste le priorità della premier che pensa solo alla sua becera propaganda. Sentirla poi parlare di “deriva illiberale della sinistra” è davvero imbarazzante. Lei, che ha messo la sua faccia nello spot dell’autocrate Orbàn, lei che propone il Nobel per la pace a Trump, mentre l’ICE giustizia persone innocenti per strada. Lei che attacca i giudici un giorno sì e l’altro pure, lei che vuole cambiare la Costituzione e che ha trasformato la Rai in TeleMeloni, lei parla di libertà. Che triste show”.
Anche Stefano Graziano, componente del PD e della commissione parlamentare di Vigilanza Rai ha replicato a Giorgia Meloni: “Rassicuriamo la Presidente Meloni e il vicepresidente Salvini: in Italia non c’è alcuna deriva illiberale della sinistra, c’è piuttosto una evidente inadeguatezza culturale della destra al governo. L’unico vero attacco alle istituzioni è quello portato avanti dalla maggioranza di governo, che tenta di controllare l’informazione pubblica, delegittimare il dissenso e, con la riforma della giustizia, minare la separazione dei poteri“.








