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Paolo Crepet stronca Belve: “Disperazione pura”

Anthony Festa 03/01/2026

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Belve è uno dei format più di successo degli ultimi anni, fa dei numeri davvero notevoli per Rai Due, è amatissimo sui social e anche apprezzato da gran parte della critica televisiva, eppure ci sono diverse voci fuori dal coro, come quella di Paolo Crepet. Il noto psichiatra, sociologo e opinionista ha dichiarato che non andrebbe mai a farsi intervistare da Francesca Fagnani.

“Belve è disperazione allo stato puro”.

Il Corriere della Sera ha ripubblicato una lunga intervista in cui Paolo Crepet ha dichiarato che i contenuti che vengono fuori da Belve sono pura disperazione, la ricerca dello scivolone, dell’errore e le rivelazioni sul privato degli artisti: “Perché ha successo? Perché la gente è disperata. Cosa c’è di interessante? Non mi hanno mai invitato e io non ci andrei mai. La Fagnani sarà anche carina, ma è colpa di chi fa il programma che deve cercare la volta in cui sei scivolato sulla buccia di banana: disperazione allo stato puro. E gli adolescenti lo vedono che noi siamo spietati. La televisione trash di cui si parlava anni fa era l’anticamera di questo; adesso è una televisione animalesca, infatti si chiamano “Belve”, “Iene”. Non c’è nulla di umano. Se avessi ospite la cantante Giorgia parlerei solo del dolore per la morte del suo fidanzato: quante volte sei morta quando l’hai saputo? Come ti sei tirata su? Chi ti ha raccolta col cucchiaino? Invece qui è come ridurre la vita di Verdi a quando ha lasciato la moglie: sì, è vero, ha lasciato la moglie. E quindi? Cosa toglie al sublime dell’Aida?“.

Più che disperazione ed evoluzione della trash tv, direi che Francesca Fagnani a Belve con il suo piglio decisamente riconoscibile, cerca di mostrare lati inediti dei suoi ospiti, che invece in altri salotti vengono adulati e finiscono per raccontare e raccontarsi sempre nel solito modo stucchevole. Altro che tv animalesca, a Belve esce la vera natura umana dei vip, che se riescono nella non semplice impresa di essere onesti, anche con i loro spigoli scoperti, ne escono rafforzati, con un’immagine migliore di quella che avevano prima di entrare nel cupo antro della Fagnani.

Paolo Crepet è stato quasi più duro di Elenoire Ferruzzi (no, impossibile).

Paolo Crepet: “Livello da lavandaia”.

Il noto sociologo ha continuato la sua analisi sulla tv odierna e su Belve, spiegando perché secondo lui andare in tv a parlare del proprio privato è da poveracci: “Io credo che questo sia il prodotto di un declino culturale evidente. I nostri mezzi di comunicazione, tutti, non hanno di che parlare realmente e questo ha fatto emergere una necessità voyeuristica. Perché uno deve andare in televisione a parlare dei fatti suoi? È da poveracci. Inviti il maestro Muti e gli chiedi: lei aveva un affaire con Tizia o Caia? Ma che domande sono? Uno si dovrebbe vergognare. Il mondo dei media si è abbassato a un livello che una volta si sarebbe detto “da lavandaia“.

La tv, soprattutto quella del servizio pubblico deve parlare a tutti, o almeno, alla maggioranza degli italiani che pagano il canone. I tempi cambiano e oggi (in realtà da molti anni) le persone amano scoprire vizi e virtù dei loro artisti preferiti, ma non si tratta necessariamente di gossip o pettegolezzi da lavandaia. C’è interesse nel capire se il proprio cantante preferito è un alleato vero della comunità LGBTQ, cosa pensa della situazione politica del paese, se teme di esporsi su tematiche scottanti o se al contrario è coraggioso. Ridurre tutto a “basso livello da lavandaia” e “disperazione” non è un po’ miope e arrogante? Era forse troppo poco snob dire “non ci andrei, non è un programma che guardo con piacere e non amo quel tipo di domande”?

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