LGBT
KastaDiva, le cause della morte e la raccolta fondi sospetta aperta dalla sorella, Taffo: “Non donate!”
Fabiano Minacci 27/01/2026

KastaDiva è stata una delle drag queen più amate della scena italiana e la notizia della sua morte ha profondamente colpito l’intera comunità. Bruno Gagliano, questo il suo vero nome, soffriva da tempo di depressione e sui social si era più volte lamentato della totale assenza dei suoi due fratelli dopo la scomparsa della madre. Siciliano di nascita ma romano d’adozione, KastaDiva -storica resident del Muccassassin che è stata ricordata sui social anche da Vladimir Luxuria ed Eva Grimaldi– aveva appeso la parrucca al chiodo durante la pandemia dedicandosi al suo lavoro da make-up artist.
Purtroppo, nonostante l’affetto degli amici, Bruno Gagliano nella notte fra sabato 24 e domenica 25 gennaio ha deciso di farla finita gettandosi dal balcone di casa sua dove viveva al nono piano in via Apiro, zona Castel Giubileo, a Roma. Il corpo è stato trovato sul balcone del secondo piano dalla donna che viveva al piano di sopra e che si è affacciata: chiamata l’ambulanza, i soccorritori non hanno potuto far altro che constatarne il decesso.
La comunità drag e LGBT+ stretta in ricordo di KastaDiva, le parole https://t.co/qFvaWBcHKt
— BICCY.IT (@BITCHYFit) January 25, 2026
KastaDiva, la raccolta fondi della sorella e la risposta di Taffo: “Non donate!”
Nella giornata di ieri Gemma Chiara Gagliano, sorella di Bruno, ha avviato una raccolta fondi su GoFundMe per sostenere le spese necessarie al rientro della salma da Roma ad Alcamo, sua città d’origine. “Ciao, abbiamo avviato questa raccolta fondi per sostenere le spese necessarie al rientro della salma da Roma ad Alcamo, affinché possa tornare nella sua terra e ricevere l’ultimo saluto dai suoi affetti. Ogni contributo, anche piccolo, sarà di grande aiuto in questo momento così difficile. Se non potete donare, vi chiediamo per favore di condividere questa iniziativa. Grazie di cuore a tutti per il sostegno, la vicinanza e l’affetto“.
Se ve ne parlo, però, non è per incentivarvi a donare, bensì perché l’agenzia funebre Taffo ha segnalato una stranezza: la sorella avrebbe infatti alzato più volte il tetto della raccolta fondi man mano che veniva raggiunta la cifra prefissata. “Per trasportare una salma non servono tutti questi soldi“, hanno scritto. Insomma, perché Gemma Chiara Gagliano — con la quale Bruno, peraltro, aveva un rapporto pessimo — continua a chiedere somme sempre più alte nonostante sia già stata raggiunta la cifra necessaria per riportare suo fratello a casa?

Il post di Taffo
Bruno Gagliano / KastaDiva e la depressione
Lo scorso 29 agosto Bruno Gagliano, via Facebook, ha ricordato il primo anniversario dal suo ingresso in un reparto di psichiatria, dove rimase per otto giorni. Questo il post ‘scovato’ da Gay.it.
“Questo ricovero mi ha fatto capire sempre di più quanto ancora abbiamo da imparare riguardo la depressione e chi ne soffre. Quanto ancora tendiamo ad isolare chi ne é affetto. Quanto – stupidamente – pensiamo che frasi come “dai reagisci”, “alzati vatti a fare una passeggiata”, “fai qualcosa, impegna il tempo”, possano essere d’aiuto scambiando la depressione per pigrizia o semplice tristezza. Senza parlare di quanto ancora siamo bigotti su quello che riguarda il porre fine alla propria vita. Ogni volta che ne ho parlato sono stato messo a tacere dicendo che queste cose non si dicono o che chi le ascoltava non voleva sentirle. Invece io sono convinto che bisogna parlarne, bisogna parlarne meglio e bisogna parlarne sempre di più. Perché se é vero che queste sono condizioni spiacevoli e che non dovrebbero campeggiare nei pensieri di un essere umano, é altrettanto vero che dobbiamo allenare la nostra empatia e la gentilezza verso gli altri affinché nessuno si trovi con certi desideri. A volte basta un piccolo gesto, una parola, la semplice vicinanza per cambiare tutto un susseguirsi di cose e farci tornare il sorriso. Io vedo che più diventiamo “social” più siamo distanti dall’idea di essere umani, più si va avanti e più ci si dimentica a chiedere come stai guardando le persone negli occhi. C’è ancora tanta strada da fare. Forse troppa“.








