Heather Parisi attacca la Cuccarini: “Lei deve tanto ai gay, come può fare questo alla comunità LGBT?”

Heater Parisi torna a punzecchiare Lorella Cuccarini per le sue posizioni sulla legge contro l'omofobia.

29 Lug 2020 Fabiano Minacci • Tempo di lettura: 4 minuti

Lorella Cuccarini la settimana scorsa ha messo like ad un articolo critico nei confronti della legge contro l’omofobia, Heather Parisi ha notato la cosa ed ha subito attaccato la collega. Adesso la ballerina ha deciso di scrivere un articolo sul suo blog in merito a quel ‘mi piace’ e proprio in questo post si è chiesta (come me e migliaia di ragazzi gay) come sia possibile che un’icona gay possa avere delle posizioni così retrograde.

“Voglio fare mie le parole di un commento sulla pagina FB dei miei fans: “Per quanto mi sforzi non riesco a capire il percorso di Lorella Cuccarini, come può essere arrivata a condividere questo pensiero? (quello di Marco Gervasoni del Il Giornale.it sulla legge sulla omotransfobia). Eppure ai gay deve molto l’hanno osannata, sono stati i suoi fans più fedeli. Lavora in un ambiente dove ce ne sono tantissimi, …. ha avuto partner lavorativi dichiaratamente gay …. non riesco proprio a capire …. forse è sempre stata omofoba e lo nascondeva.” (Lizzeri Massimina)

Perché la contrarietà al ddl Zan contro la omotransofobia te la puoi aspettare dai partiti di destra, dal mondo cattolico e da quel movimento del Family Day che vuole riportare indietro le lancette dell’orologio ai tempi dell’oscurantismo e dell’inquisizione. Ma da un personaggio che con il mondo gay ha “flirtato”, “ha campato”, ci ha lavorato e ci lavora, e al quale deve una parte importante del proprio successo, proprio no”.

Non voglio ripetermi, sapete tutti quanto sia deluso da Lorella Cuccarini e quanto abbia criticato le sue dichiarazioni sulle adozioni gay e la GPA., quindi mi limiterò a dire: più Cicale e meno La Notte Vola.

Heather Parisi racconta di quando è stat vittima di un’aggressione omofoba.

“Una volta, a 16 anni, sono tornata a Sacramento da San Francisco dove studiavo al San Francisco Ballet Company e dove frequentavo la comunità gay di Polk Street. Una sera, con alcuni amici gay, uscivo da un locale e passeggiavo sull’argine dell’American River. Un gruppo di vecchi compagni di scuola si è avvicinato a noi e ha iniziato a insultare pesantemente i miei amici per la loro omosessualità urlando “fag**ts” e a me “lesbo”. Mi sono girata e ho risposto: “And if I were?” (e se lo fossi?).

È stato in quel momento che senza nemmeno che riuscissi a rendermene conto sono stata scaraventata a terra da un pugno diretto al viso. Ho avuto lividi ovunque per giorni e un labbro spaccato. In Italia nell’ultimo anno ci sono stati oltre 138 casi di omotransfobia. Ma quelli denunciati o di cui si è conoscenza, rappresentano solo una piccola parte di quelli che accadono nella realtà.

Il progetto Hate Crimes No More Italy, realizzato dal Centro Risorse LGBTQI+2 con il supporto del Comune di Bologna, ha sancito inequivocabilmente che gli episodi di reati e altri atti motivati da odio omobilesbotransfobico in Italia sono in aumento. Secondo lo studio il 73% delle persone appartenenti alla comunità LGBTQi+2 ha subito violenza di matrice omotransfobica ma solo pochissimi hanno denunciato. Sono venticinque anni che in Italia si discute di una legge contro l’omotransfobia. Il primo a proporla fu Nichi Vendola nel 1996.

Il report European LGBTI Survey 2020 dell’Agenzia dell’Unione Europea per i diritti fondamentali ha recentemente segnalato come in Italia manchi ancora una legge che punisca l’odio e la discriminazione verso le persone LGBTQI+2. E la mappa Europe Rainbow dell’ILGA mette l’Italia al 34esimo posto su 49 paesi (e 23esimo su 27 membri UE)! Ma niente. In Italia il problema viene negato per dirla come Marco Gervasoni: “sul piano dell’aggressione ai gay, l’Italia registra cifre assai più basse che altri paesi, in cui le comunità islamiche sono ben diffuse. Questo lo tengano a mente le associazioni Lgbt, sempre in prima linea per l’accoglienza.”

Per i vescovi, per i partiti della destra per il movimento del Family Day il ddl Zan colpisce “l’espressione di una legittima opinione …. e (crea) un clima intimidatorio nei confronti di chi ritiene che l’umanità sia divisa in maschi e femmine”. Ed è qui che sta l’errore, continuare a pensare che la condizione umana debba essere necessariamente fatta di “divisioni” e “differenze”. Sogno un mondo che includa invece di escludere. Mi vengono in mente le parole di Imagine:

Ah, dimenticavo! Gli stessi che criticano il ddl Zan sono anche quelli che definiscono il brano di John Lennon un “inno marxista all’omologazione mondialista” (copyright Susanna Ceccardi & Giorgia Meloni)”.

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