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Genny Urtis: “Io venezuelana felice per la cattura di Maduro”
Fabiano Minacci 09/01/2026

Com’è noto, nella notte tra il 2 e il 3 gennaio Donald Trump ha ordinato un’operazione militare per catturare Nicolás Maduro, leader del Venezuela, accusato di traffico di droga e narco-terrorismo. L’operazione ha portato al prelievo di Maduro e di sua moglie, che sono stati trasferiti a New York, dove li attende un processo. Questa azione ha diviso l’opinione pubblica: da una parte c’è chi la sostiene, vedendo nella cattura di Maduro una vittoria contro un regime considerato oppressivo e contro il narcotraffico; dall’altra c’è chi accusa Donald Trump di aver agito esclusivamente per interessi economici e di potere (petrolio, influenza geopolitica) e di aver condotto un attacco ignorando il ruolo e l’autorità dell’ONU. Genny Urtis, che è venezuelana e ha abitato lì fino ai suoi tredici anni di vita, fra le pagine di AdnKronos ha detto la sua schierandosi apertamente con i sostenitori di questa cattura.
“Sono felicissima per il popolo venezuelano, loro hanno passato veramente le pene dell’inferno” – ha dichiarato nel corso dell’intervista – “Quella di Maduro era una dittatura dove non si poteva fare niente, dove arrivavano i militari da un giorno all’altro e ti prendevano la casa quindi non c’era neanche più il senso della proprietà. Nei supermercati non c’era più niente da mangiare, mancavano anche i beni di prima di necessità. La gente moriva di fame, venivi ammazzato per un paio di scarpe, una situazione totalmente fuori controllo, per cui da qualche anno non ci andavo per paura. Ogni fine settimana c’erano cinquanta morti e qui in Italia cosa fanno? Manifestano per chiedere la liberazione di Maduro?“.
Genny Urtis: “Si può dire tutto di Trump, ma quello che ha fatto è stato un miracolo”
Genny Urtis ha poi ribadito di vedere nel gesto di Trump un vero e proprio miracolo.
“Sono andato via definitivamente dal Venezuela quando avevo tredici anni – racconta – ma avendo la famiglia lì, nonna, cugini e zii andavo e venivo dal Venezuela. Io ho vissuto quella dittatura, tra l’altro la mia famiglia ha dovuto svendere tutti gli appartamenti che aveva, comprati con tanti sacrifici perché il mercato immobiliare in Venezuela ormai non valeva più niente. N oi abbiamo avuto la fortuna che papà ha trovato lavoro qui in Italia perché era un commercialista, per cui siamo potuti partire. In Venezuela mio padre si occupava di elettrificare perché in Venezuela, nonostante la ricchezza del Paese, aveva zone completamente al buio. Io ho amici di infanzia morti ammazzati per il solo fatto di essersi fermati a uno stop: una volta mio cugino in Venezuela mi disse che non ci si poteva fermare neanche di fronte a un semaforo rosso venivi aggredito. Si può dire tutto di Trump ma quello che ha fatto è stato un miracolo, è stato un grande perché ha liberato un paese da una dittatura in un solo giorno. Dovrebbe fare la stessa cosa per tutti i paesi oppressi dai regimi e dalle dittature”.







