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Claudio Lippi sbarca su Instagram: “Ringrazio Corona. In tv? Circolini, non è tutto vero”
Fabiano Minacci 03/02/2026

Claudio Lippi nella giornata di oggi si è iscritto a Instagram chiarendo subito di stare bene e di essere vivo. “Non sono in terapia intensiva, come avrete probabilmente visto nel corso di altri appuntamenti“, ha detto citando palesemente il suo intervento dal letto di ospedale a Falsissimo di Fabrizio Corona. Ha poi ringraziato chi lo seguirà -spiegando che l’apertura dell’account è avvenuta soprattutto grazie all’insistenza della figlia Federica- e ha infine detto di avere una lunga storia da raccontare, dopo quasi 21 anni di silenzio, e di volerlo fare poco alla volta.
“Eccomi. Eh, primo, sono vivo. Non sono in terapia intensiva, come, come avrete probabilmente visto nel corso di altri appuntamenti. Sono qui per eh per per ringraziarvi, se vorrete seguirmi, perché questo è un profilo nuovo, lo devo soprattutto all’insistenza e al supporto di mia figlia Federica, e lo devo fare perché altrimenti rischio le pene corporali“, ha esordito.
“Perché questo profilo? Perché ho una lunga storia da raccontarvi, se ci mettiamo oggi non so se arriviamo a Ferragosto, quindi cerchiamo di diluire, ma il motivo per cui ho accettato di cuore questo suggerimento, è perché è in questo modo per riprendere il rapporto con il pubblico che per me è vita. (…) Attraverso questo potremo stabilire un rapporto, un continuo dialogo, un confronto e credo di poter pretendere di farmi conoscere direttamente quello che sono e tutto quello che poi si costruisce“. E ancora: “Dire la verità per me è essenziale. Io un credo solo: il rispetto e la dignità. Non voglio fare la vittima, in questa occasione di incontro non vorrei altro che dirvi che ci sono“.
Claudio Lippi nel suo primo video sfogo ha poi concluso:
“La televisione è fatta di verità, è fatta di dignità. La parola dignità che ritengo sia scomparsa nei nostri vocabolari. Non do lezioni di vita, non faccio il guru, anzi, molti mi ci mandano a fare in guru. Questo è un modo per sentirmi vivo perché sono vivo. Quindi ringrazio anche Fabrizio Corona, che ha iniziato con coraggio, poi tutti sappiamo le sue caratteristiche che posso anche condividere e non condividere, ma apprezzo. E dovreste farlo anche voi… E ho visto che molti hanno aperto una finestrella, rendendosi conto che la televisione è uno strumento straordinario, ma che tutto sommato, non solo non è tutto vero, ma dietro ci sono i circolini. Però non entriamo nel merito oggi di questo…”.
Claudio Lippi: “Non ho rancore, né cerco rivincite”
Dopo la pubblicazione di questo video, Claudio Lippi ne ha condiviso un altro -lungo ben 8 minuti- in cui ha fatto una premessa: tutto quello che dirà sarà il suo pensiero frutto di una delusione.
“Vorrei rivolgermi a voi con chiarezza e serenità. Non è mai stato nel mio interesse screditare qualcuno. Giammai ho fatto gossip, né ho cercato di sminuire l’operato altrui. Non fa parte della mia storia, non fa parte del mio modo di essere, e non fa parte dei miei valori” – ha scritto su Instagram a corredo del video – “Le mie parole, quando arrivano, sono semplici osservazioni. Osservazioni di un mondo che oggi non mi appartiene più. Di meccanismi lontani dal mio vivere, da schemi e sistemi che non riconosco come miei. Non per superiorità, non per giudizio, ma per differenza. Io rispetto profondamente gli ideali degli altri. Non ho rabbia verso chi sceglie strade diverse dalle mie. Ognuno ha il diritto di esprimersi e di lavorare secondo ciò in cui crede. La mia non è mai stata una battaglia contro qualcuno”.
“La mia, semmai, è una delusione silenziosa. Una delusione nata dall’esclusione. Non perché io abbia rifiutato il confronto, ma perché non sono entrato — e non ho voluto entrare — in un sistema che non sentivo mio, che non rispecchiava ciò in cui credo e il modo in cui ho sempre pensato la comunicazione. Ho scelto, a un certo punto, di restare fedele a me stesso. E so bene che questa scelta ha avuto un prezzo. L’ho pagato. Senza clamore, senza vittimismo, senza accuse. Con la consapevolezza che non tutto ciò che si perde è una sconfitta. Non ho rancore. Non cerco rivincite. Cerco solo verità, coerenza e rispetto. E se oggi parlo, lo faccio non per dividere, ma per chiarire. Non per alzare la voce, ma per restituire dignità al silenzio che ho scelto tante volte“.
Il conduttore ha poi concluso: “A chi ascolta con attenzione, a chi sente senza bisogno di schierarsi, va il mio grazie più sincero. Io continuo a credere che esista spazio per un modo diverso di comunicare. Un modo più umano. Un modo più pulito. Un modo che, semplicemente, mi assomiglia“.
Il video sfogo
Queste le parole di Claudio Lippi nel suo secondo video sfogo:
“Ben ritrovati, secondo giorno di appuntamento. Devo dire che ho passato la notte senza dormire molto, la voce infatti è un po’ bassa, ma con grande gioia e soddisfazione. Ho letto, e non sto esagerando, centinaia di messaggi. Oggi vorrei chiarire una cosa, anche per trovare una linea comune e capire bene cosa intendo portarvi e cosa vorrei ricevere da voi. Non voglio creare un movimento, tantomeno qualcosa che non mi appartiene. Per movimento intendo trovare complici che la pensino tutti allo stesso modo. Quello che mi interessa, come ho già detto, è dare valore al rispetto, all’educazione, alla civiltà, allo scambio e all’uso positivo del cervello. Le idee sono vitali: le tue idee e le mie, messe insieme, possono quasi sempre creare un’idea più giusta e più corretta. Per questo mi rivolgo a voi con chiarezza, trasparenza, onestà e verità, che avrete sempre da parte mia.
Alcuni messaggi, non tantissimi, avevano una caratteristica comune: la critica secondo cui avrei “sputato nel piatto in cui mangiavo”, come se avessi rifiutato in modo snobistico o scorretto di continuare a fare televisione. Non è così. La verità è che io ho sofferto moltissimo e sono stato anche boicottato da una situazione che si è creata nel 2006 e che vi racconterò, perché non c’è nulla da nascondere. Se ci sono colpe, è giusto che vengano riconosciute, e vorrei che mi foste vicini in questa spiegazione di un degrado che va raccontato.
Io la televisione l’ho fatta passando da un genere all’altro: dall’interpretazione e dalla musica alla conduzione e all’intrattenimento. È stato naturale, soprattutto grazie ai tanti maestri che ho avuto, uno in particolare: Corrado. Da lui ho assorbito l’ironia, che non si compra al supermercato, ma è una dote naturale, e che serve ad alleggerire anche le cose più delicate e a portare un sorriso. Questa è sempre stata la mia linea.
Non ho smesso, non ho disdegnato, e soprattutto non ho sputato nel piatto in cui mangiavo. Ho fatto una pausa per capire che televisione stavamo affrontando. Ho scritto un libro sui settant’anni della televisione, insieme ad Alessandro Battaglia, dividendo quel percorso in decenni e cercando di raccontare cosa fosse davvero la televisione: dai grandi maestri agli artisti nascenti, dall’intrattenimento all’informazione, fino a diventare oggi una sorta di grande contenitore di offerte.
Quello che volevo capire era dove si stesse andando. Io, quando faccio una cosa, cerco di studiare, di capire e di essere coerente, anche nel raccontare una barzelletta. In quella televisione che mi veniva chiesta allora, la mia figura veniva eliminata e mi si chiedeva di fare una televisione che onestamente non so fare. Io sono nato televisivamente negli anni Sessanta, in un’epoca in cui si ragionava, si scriveva, si pensava e ci si confrontava. Oggi, tra social e televisione, spesso tutto è più sciatto. Nascono programmi che chiudono dopo poche puntate e altri che durano decenni, ma se durano è perché hanno garantito professionalità e onestà. Che sia intrattenimento o informazione, è questo che fa la differenza.
Per questo, pur soffrendo, ho scelto di fermarmi. Se uno sa fare una cosa e improvvisamente gliene chiedono un’altra, è come chiedere a un portiere di calcio di giocare a pallanuoto: non reggerebbe più di due minuti. Bisogna fare ciò che si riconosce come proprio, crescere e migliorare.
La televisione è un servizio pubblico, ed è anche a pagamento. Pagare significa pretendere un servizio all’altezza di ciò che si paga, e su questo ci sarebbe molto da discutere in termini di correttezza. Concludo chiarendo una cosa: non sto navigando nel torbido e non mi sto facendo vittima. Non sono una vittima. Sono un leone arrabbiato perché per ventun anni non mi è stato permesso di fare quella televisione che molti di voi rimpiangono e vorrebbero rivedere. Abbiamo già perso tanti maestri. Io sono ancora qui. E ci sono davvero“.
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