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Chiara Ferragni, un avvocato chiarisce: “Non è stata assolta, ma prosciolta: è diverso”

Fabiano Minacci 17/01/2026

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Il caso Pandoro-Gate può dirsi ufficialmente concluso, anche se l’ultimo capitolo — raccontato da Chiara Ferragni sui social — non ha convinto una parte del web, che ha voluto precisare come non si tratti di una vera assoluzione, bensì di un proscioglimento. Proprio su questo punto è intervenuto l’avvocato penalista Mattia Fontana che, citando l’ultimo post pubblicato dall’imprenditrice, ha scelto di fare chiarezza e mettere, una volta per tutte, la parola fine alla vicenda. Il video è stato poi condiviso anche da Selvaggia Lucarelli su Instagram.

Le parole dell’avvocato

“Nemmeno il tempo di essere prosciolta che Chiara Ferragni ha rilasciato alcune dichiarazioni”, le parole dell’avvocato. “Voglio precisare che la mia non è una critica né un attacco alla Ferragni, ma è un’analisi giuridica. Ora ve le leggo. “Il mio procedimento si è chiuso ieri con un proscioglimento“. E fin qui, nulla da dire. Infatti, tecnicamente, la sentenza emessa ieri dal giudice non è una sentenza di assoluzione nel merito, ma è una sentenza di proscioglimento per estinzione del reato. E prosegue: “Il giudice ha stabilito che non c’erano nemmeno i presupposti per un processo penale“. E qui qualcosa da dire ce l’avrei. Se non ci fossero stati i presupposti per un processo penale, il processo non sarebbe proprio iniziato. I presupposti c’erano e infatti è stata fissata un’udienza. Semplicemente, avendo i consumatori ritirato le querele a seguito del risarcimento di oltre 3 milioni versato loro dalla Ferragni, è venuta meno la condizione di procedibilità, cioè il giudice ha derubricato il reato di truffa aggravata in quello di truffa semplice, perché ha ritenuto insussistente l’aggravante della minorata difesa originariamente contestata. E dal momento in cui la truffa semplice è un reato procedibile a querela, da un punto di vista tecnico e processuale, sono venuti meno i presupposti non per iniziare il processo, ma tutt’al più per proseguirlo e concluderlo”.

“Non è un’assoluzione a metà, non è proprio un’assoluzione”

L’avvocato ha poi continuato: “L’influencer poi sostiene. “Proprio per questo, una cosa è un errore amministrativo, un’altra è un reato penale“. Qui a momenti cado dalla sedia. L’espressione reato penale è un’espressione errata, perché è una ridondanza inutile. Il reato, infatti, è sempre penale per definizione. Dire reato penale, per noi giuristi, è un’eresia. Poi la Ferragni prosegue: “La decisione di ieri non è una soluzione a metà, come qualcuno ha tentato di far credere, è se possibile qualcosa di ancora più chiaro“. Non è che la decisione di ieri non è un’assoluzione a metà, è che proprio non è un’assoluzione. Infatti il giudice non è entrato nel merito, ma ha semplicemente constatato che da un punto di vista tecnico mancavano i presupposti per far proseguire il processo, mancavano cioè le querele”.

“Le basi per portare avanti un processo non c’erano”

“Infine, la Ferragni conclude. “Non è non sappiamo com’è andata, è non c’erano le basi per portare avanti un procedimento penale“. Io direi, più correttamente, non sappiamo come è andata perché il giudice non si è pronunciato sul merito della questione. Le basi per portare avanti un processo non c’erano esclusivamente da un punto di vista tecnico e processuale. Noi non sappiamo come sarebbe andata nel merito se la Ferragni non avesse risarcito e le querele non fossero state ritirate. E non voglio assolutamente dire che la Ferragni è colpevole e che sarebbe stata condannata, semplicemente non possiamo saperlo. Ma sicuramente, da un punto di vista processuale, mancando le querele, mancava la condizione fondamentale per far proseguire il processo. Quindi, correttamente, è stata pronunciata una sentenza di proscioglimento per estinzione del reato”.

Caso chiuso.

 

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