LGBT
25enne di Bologna incontrava uomini grazie a Grindr e poi li derubava: ora è in carcere
Fabiano Minacci 28/01/2026

La storia che vi racconto in questo articolo, purtroppo, è molto simile a quella accaduta a Cesenatico la scorsa estate quando una banda di tre ragazzi (un 21enne italiano, un 24enne marocchino e un 21enne senegalese, tutti incensurati e residenti a Rimini) sono stati arrestati con l’accusa di aver adescato, aggredito e derubato alcuni uomini gay incontrati con l’inganno tramite l’app Grindr. Anche in questo caso, infatti, a finire in manette è stato un ragazzo di 25 anni di origine moldava che come i suoi coetanei riminesi attuava lo stesso inganno per derubare dei poveri sprovveduti.
Gli uomini che hanno denunciato sono tutte persone tra i 50 e i 60 anni, spesso sposati o estremamente riservati. E il modus operandi era il solito dei tre malviventi di Rimini: dopo aver conquistato la loro fiducia su Grindr, fissava un incontro a casa loro e dopo li aggrediva, li picchiava e li legava con fascette di plastica. Una volta immobilizzati gli uomini venivano prima derubati del denaro presente in casa, poi filmati in quelle condizioni a scopo di ricatto. I video servivano infatti per costringerli a effettuare bonifici istantanei, spesso a favore della sua fidanzata — anche lei intercettata dalla polizia — in cambio della non divulgazione delle immagini.
4 uomini hanno denunciato: il 25enne ora è in carcere
Nonostante la paura, almeno quattro vittime a Bologna hanno deciso di denunciare e le indagini della squadra mobile hanno portato all’arresto del responsabile. Le vittime complessive sarebbero almeno sei. Il processo, che si è svolto con rito abbreviato, ha visto il moldavo condannato a sei anni e otto mesi di carcere per rapina e lesioni aggravate. In aula il ragazzo ha ammesso le proprie responsabilità e ha chiesto scusa. Anche la sua compagna è stata condannata a due anni con pena sospesa per riciclaggio, perché riceveva e spendeva il denaro dei bonifici.
Alcune vittime si sono costituite parte civile grazie al supporto dello sportello legale del Cassero LGBT+ Center. Come riporta il Corriere, l’associazione ha sottolineato come questa vicenda mostri una violenza mirata e di tipo omofobo: l’aggressore sfruttava la paura del giudizio, della vergogna e dell’outing per ricattare le persone e ridurle al silenzio. Secondo i legali, si tratta di una dinamica purtroppo in aumento, con casi simili già emersi anche in altre città.








