Musica
Arisa a disagio per il paragone tra il suo inno nazionale e quello di Laura Pausini: “Io ho seguito l’originale”
Anthony Festa 16/02/2026

L’inno di Mameli e Novaro è stato cantato da quasi tutti gli artisti italiani più noti, ma una più di tanti altri l’ha intonato in numerose occasioni. Arisa si è esibita sulle note de Il Canto degli Italiani nel 2012 per la finale di Coppa Italia di Juventus vs Napoli, nel 2022 per la cerimonia di chiusura dei XIII Giochi Paralimpici invernali a Pechino, per la finale di Coppa Italia allo Stadio Olimpico di Roma, nel 2023 per la Supercoppa femminile e il 2 giugno 2025 per la Festa della Repubblica ai Fori Imperiali. Forse anche per la sua esperienza con il nostro inno, ieri dei giornalisti hanno chiesto alla cantante de La Notte un commento sulla performance di Laura Pausini alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026, ma lei ha subito messo le mani avanti e ha detto di essere a disagio quando viene paragonata a dei colleghi.
“Non sono a mio agio quando fanno questi confronti tra cantanti”.
Nel corso della chiacchierata con i giornalisti, Arisa ha spiegato di essere un po’ in difficoltà nel parlare di esibizioni altrui e nel dover commentare i paragoni che vengono fatti dalla stampa tra lei e i colleghi. La paura di risultare antipatica e creare inimicizie è comprensibile. L’artista di Sanremo ha specificato che i paragoni non le piacciono anche quando sono fatti in positivo nei suoi confronti.
“Prima di tutto io mi sento sempre molto a disagio quando mi mettono a confronto con altri artisti perché credo che questa cosa non faccia altro che crearmi delle antipatie. Anche quando qualcuno dice ‘sei la voce più bella d’Italia’, a parte che secondo me non è vero, primo e poi seconda cosa, mi sento moltissimo in difficoltà perché non fa altro che creare il vuoto intorno a me, quando io in realtà da quando ero bambina, volevo essere come gli altri e volevo essere in mezzo agli altri. Invece il mio modo di essere mi ha sempre relegata in un posto diverso, che mi ha sempre reso un po’ sola, tra virgolette e questo mi dispiace tantissimo. Quindi i paragoni, sia in senso positivo che in negativo non mi piacciono mai”.
Arisa sull’inno nazionale cantato da Laura Pausini: “Io l’ho cantato come tanti, Laura l’ha personalizzato”.
Proprio come ha fatto Vasco Rossi (e in parte Morgan), anche Arisa ha difeso la performance di Laura Pausini a San Siro, sottolineando come in quel caso l’inno nazionale sia stato personalizzato, così come fanno molte altre artiste internazionali, da Lady Gaga a Beyoncé: “Non so se vi è capitato di assistere all’inno nazionale fatto da Beyoncé o l’inno nazionale fatto da Whitney Houston o fatto da Lady Gaga. Anche quelli sono stati inni personalizzati. Noi non possiamo pensare a Laura Pausini come un’artista solamente italiana. Lei è una grande artista internazionale, quindi le si può concedere di fare le cose a modo suo“.
Rosalba ha aggiunto che le sue esecuzioni dell’inno invece sono state più classiche, più vicine all’originale e simili a quelle di molti altri colleghi: “Io sono molto elementare nel mio modo di cantare, non ho altra scelta se non rispettare le canzoni per quello che sono originalmente. Perché io quello che ha fatto Laura Pausini, visto che stiamo parlando di lei, non l’avrei saputo fare. Lei è un’artista che ha una vocalità incredibile, che ha girato il mondo, che ha espresso la sua grandezza attraverso un canto, un’interpretazione dell’inno unica. Io invece l’ho interpretata come tante altre persone hanno fatto prima“.
Arisa e i fischi per l’inno d’Italia nel 2012.
Non tutti lo ricordano, ma anche Arisa è finita al centro di una polemica che riguarda l’inno italiano. Nel 2012 l’artista lucana è stata chiamata per cantare l’inno di Mameli e Novaro allo stadio Olimpico prima dell’inizio della finale di Coppa Italia Juventus-Napoli. In quell’occasione dalle tribune sono partiti dei rumorosissimi fischi e molti giornali hanno scritto che erano rivolti alla cantante, che invece sull’agenzia di stampa Adnkronos ha spiegato che era una protesta contro l’inno e contro l’Italia. In effetti i fischi sono partiti ben prima dell’inizio dell’esibizione.
“Molti sostengono che i fischi fossero indirizzati alla mia esecuzione e io lo avrei preferito, invece chi ha fischiato lo ha fatto prima ancora che iniziassi a cantare, ce l’avevano proprio con l’inno d’Italia. In passato ci sono già stati episodi analoghi. È una vergogna. I fischi, come cantante, mi hanno lasciata indifferente: un po’ perchè non li sentivo rivolti a me e un po’ perchè in vita mia ne ho già ricevuti tanti. I giudizi del pubblico su di me li rispetto, volevo fare la cantante da quando avevo quattro anni e non sempre mi hanno applaudito, ricordo che, a Forlì, mi hanno persino tirato un pomodoro. Come cittadina, invece, penso che chi ha fischiato l’inno d’Italia non sa neanche cosa dovrebbe significare per gli italiani, una massa di frustrati, irrispettosi, vandali. Sembra quasi che lo stadio sia utilizzato da tanti solo per sfogare i propri peggiori istinti. Quando ieri sono uscita dall’Olimpico sembrava di essere in zona di guerra. Comunque sono molto contenta di aver cantato l’inno che ci rappresenta nel mondo: io ci ho messo la faccia, l’ho fatto volentieri e lo rifarei altre mille volte, è stata una esperienza adrenalinica. Sono italiana e felice di esserlo”.








