Gossip
Alberto Ravagnani vittima di “odio” e “fango” da parte di credenti e alcuni preti: “Attacchi da branco, da setta”
Anthony Festa 17/02/2026

Quella che poteva essere una buona occasione di riflessione per il mondo clericale si è trasformata nel miglior spot possibile per l’ateismo. La scelta di Don Alberto Ravagnani di lasciare il sacerdozio ha generato reazioni che poco hanno a che fare con la comprensione, l’amore, l’accoglienza, il rispetto, la misericordia, il dialogo, tutti valori ed elementi che dovrebbero appartenere alla Chiesa cattolica (in teoria).
La verità è che l’ex prete nelle ultime settimane è stato giudicato e criticato e gli attacchi più feroci sono arrivati proprio da credenti e preti, lui stesso l’ha denunciato in un video pubblicato sul suo profilo Instagram: “Io sto bene, ma quello che è successo, credo che debba farci riflettere e vorrei farlo con voi. E mi rivolgo alla Chiesa, alla comunità cristiana, ai cattolici. Dopo la mia decisione di lasciare il ministero, sono stato travolto da una vera tempesta di fango da parte di chi teoricamente dovrebbe stare dalla mia parte, cioè i credenti. Vi invito a leggere i commenti sotto i miei contenuti o gli innumerevoli post sul mio conto da parte di molti preti e vi risparmio i DM“.
Il 32enne ha addirittura parlato di bullismo: “Ora, col cuore in mano, vi chiedo una cosa. Se questa violenza colpisse una persona più fragile di me, che cosa potrebbe succedere? Che cosa rimarrebbe? Rimarrebbe odio, bullismo e la presunzione di giudicare pensando di aver la verità in mano“.
“La Chiesa sta dando la peggior controtestimonianza possibile”.
Alberto Ravagnani ha detto che l’amore non impone uniformità, non attacca chi la pensa in modo diverso e soprattutto non esclude chi ci mette in discussione, per questo si è stupito dell’atteggiamento di molti cattolici e di alcuni sacerdoti. L’ex don ha spiegato che con questo tipo di chiusura e di reazioni, la Chiesa rischia di respingere più che di attrarre e che certi atteggiamenti potrebbero mettere in seria difficoltà preti e suore in crisi, ma anche credenti che stanno affrontando periodi di forti dubbi.
“Provate a guardare tutto questo da fuori. Ad esempio, pensate a una persona non credente che osserva da fuori quello che è successo attorno a me. Perché dovrebbe desiderare di avvicinarsi alla comunità cristiana? Oppure pensate a un prete in crisi o a una suora o a un frate in crisi e ce ne sono tanti. Come potrebbero sentirsi liberi di cambiare vita, chiedere un trasferimento, lasciare un servizio? Sapendo che la reazione potrebbe essere questa, stigmatizzazione, discredito, fango. E pensate a un giovane credente che sta attraversando dei dubbi, ha delle domande, magari sta perdendo la fede, che vive situazioni che non sono totalmente in linea con la dottrina della Chiesa. Come potrebbe sentirsi libero di parlarne, sapendo che verrebbe attaccato così duramente? Io sono molto dispiaciuto, ma non tanto per me, ma perché così la Chiesa dà la peggior controtestimonianza possibile. Gesù aveva detto che ci avrebbero riconosciuti da come ci saremmo amati gli uni gli altri. Ecco, guardando quello che è successo, mi sembra che abbiamo fallito”.
Alberto Ravagnani: “Sono comportamenti da branco”.
Nonostante tutto Alberto Ravagnani ama così tanto la Chiesa che vuole continuare a farne parte, ma non per questo intende censurarsi, tanto che ha dichiarato che certi attacchi che ha ricevuto sono tipici delle sette e dei branchi: “Sono molto triste perché questi sono meccanismi tossici da branco, da setta. E perché ci preoccupiamo di farci la guerra fra di noi, anziché avere qualcosa da dire al mondo? E perché quello che è successo a me potrebbe accadere a chiunque altro? Non lo auguro a nessuno. Potrei fregarmene e far finta di niente, però mi importa troppo della Chiesa. Se vogliamo essere credibili, dobbiamo tornare umani. Perché nessuno si avvicinerà a Cristo, se noi per primi sappiamo solo ferire”.
La reazione di due preti al filmato di Alberto Ravagnani.
Fortunatamente non tutti i preti hanno condannato il loro ex confratello, un esempio è quello di Don Gabriele Cardaciotto, che proprio sotto al video-sfogo ha dimostrato comprensione e umanità: “L’odio che ricevi non parla di chi sei tu, ma del vuoto di chi lo scrive. Grazie per continuare a rispondere con coerenza a chi sa solo urlare. La gentilezza è l’unica vera rivoluzione rimasta”.
Anche Don Manuel Belli ha manifestato vicinanza e rispetto: “Chi insulta sbaglia sempre e sbaglia lui. Fai bene a segnalarlo. E mi dispiace molto perché immagino non faccia piacere. Davvero, massima comprensione per la tua scelta“.
In questo caso è arrivato un “però”, infatti Don Manuel ha scritto che moltissime persone non sono d’accordo con le argomentazioni di Alberto Ravagnani e l’ha accusato di esprimersi in contesti privi di contraddittorio: “I motivi principali della tua scelta, almeno come li stai raccontando, sono visioni di Chiesa in cui tante persone non si ritrovano. Ne stai parlando in luoghi dove non lasci spazio al contraddittorio. Se vai in una radio, in una televisione, o su un canale YouTube che quotidianamente segnalano problemi della Chiesa, e vabbè, evidentemente applaudono. Fai bene a denunciare chi denigra e attacca. Ma ti suggerirei di accettare il contraddittorio: non puoi fare ritratti della vita del prete altamente problematici e descrizioni della vita ecclesiale fortemente negative e parlarne solo dove sono ben disposti allo scoop sul prete cattivo e sulla Chiesa retrograda. Questo è un po’ meno violento rispetto all’insultarti, ma non troppo. Nessuna giustificazione per la violenza verbale, ma massima comprensione e mi unisco alla tua denuncia. Solo un suggerimento, che magari hai già preso in considerazione: non tutti vogliono attaccarti, qualcuno vorrebbe solo un contraddittorio. Chi? La maggioranza di chi non è d’accordo con le tue idee, e così a occhio non siamo pochi. Pur stimandoti come persona“.
In realtà Alberto Ravagnani si è esposto in prevalenza in spazi e canali assolutamente moderati, se non addirittura vicini, in qualche modo alla Chiesa, come il podcast di Giacomo Poretti, uomo di fede. Inoltre l’ex Don racconta principalmente della sua esperienza (tra periodo in seminario, celibato, presunti peccati), perché mai questo dovrebbe necessitare un contraddittorio? Se poi vogliamo essere precisi, il contraddittorio è assente anche nei video di certi preti su questo caso e nelle ospitate televisive dove alcuni sacerdoti hanno espresso critiche o perplessità senza la presenza del diretto interessato in studio.








