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Alberto Ravagnani ammette di non aver rispettato il celibato e parla di tentazioni e amore

Anthony Festa 18/02/2026

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L’annuncio di Alberto Ravagnani di aver lasciato il sacerdozio ha spiazzato la comunità cattolica e tutti i suoi follower, suscitando reazioni contrastanti e molte critiche, soprattutto da parte dei credenti. L’ex Don non si è lasciato scoraggiare e ha continuato a raccontare la sua esperienza in podcast, tv e in radio, rivelando perché ha detto addio all’abito talare e mostrandosi in modo davvero autentico al pubblico, arrivando ad ammettere anche di non aver rispettato il celibato.

Il 32enne in un’intervista rilasciata al canale YouTube Sapiens Sapiens ha spiegato com’è cambiata negli anni la sua visione dell’affettività e l’approccio al piacere: “In tv ho detto di non aver rispettato il celibato, sì, ma anche di non essermi mai innamorato. Come vedo le manifestazioni d’affetto fisiche, ma senza l’amore? Io da ragazzo mi sono sempre censurato da questo punto di vista, poi ho moralizzato l’amore in termini cristiani, legandolo a cosa fosse giusto o sbagliato. Poi con il passare del tempo ho scoperto che ho perso qualcosa, che non stavo considerando cose come: “È bello o è brutto? Mi piace o non mi piace?”. Non è possibile che la morale non tenga conto dell’estetica. Giusto e sbagliato non sono le uniche categorie con cui interpretare la realtà“.

Alberto Ravagnani: “All’inizio il celibato non mi pesava”.

Nel corso dell’intervista, Alberto Ravagnani ha sottolineato di essere entrato in seminario consapevolmente e quindi di aver accettato anche l’imposizione del celibato, che all’inizio però non gli pesava affatto, anche perché la sua non era una rinuncia a qualcosa che aveva avuto. L’ex Don più famoso del web ha specificato di non aver mai avuto partner prima di abbracciare la vita religiosa e dedicarsi al ministero.

“Già in seminario io sapevo che quella era la regola, per me però non era un problema all’inizio, anche perché in quel periodo mi andava bene tutto. Il love bombing iniziale che ho sperimentato era molto forte, era totalizzante l’amore per Dio. Inizialmente il tema del celibato non l’ho sentito come urgente, ma perché era una questione che non coglievo fino in fondo. Però è anche vero che io non avevo avuto una vera vita affettiva da ragazzo, non avevo mai avuto una ragazza”.

Le tentazioni, il peccato e le confessioni.

L’ex sacerdote però ha ammesso che quando già in seminario gli è capitato di cedere a qualche tipo di tentazione (che non riguardano però altre persone), si è sempre confessato, trovando però una grande apertura dai preti, che quasi fingevano di non sentire certi “peccati” (che sono tali per la Chiesa, ovviamente). Il vero problema quindi non erano i preti che avrebbero potuto giudicarlo, ma lui stesso, Alberto Ravagnani infatti ha detto che era entrato in un vortice malsano fatto di “tentazioni, sensi di colpa, confessione e perdono”.

Sentivo stimoli e pulsioni, poi è arrivato un gergo morale che mi ha fatto chiamare queste cose ‘tentazioni’. Quando cadevo, queste ‘tentazioni’ diventavano peccati per cui chiedere perdono. Così entravo nel loop del peccato, del senso di colpa e della ricaduta. In seminario però non avevo dubbi sul celibato, ma ero aiutato, perché vivevo con persone celibi e studiavamo, vedevamo gli aspetti positivi di questa situazione. Adesso mi rendo conto che per tutto il periodo del seminario sono sempre caduto nella tentazione di assecondare le mie pulsioni. Una volta sono andato a confessarmi e il confessore c’è passato sopra, come se fosse una cosa normale. Io allora ho pensato che forse tutti cedevano, che era una cosa comune e ovvia. Nella Chiesa però ci sono dei tabù, si tende a pensare che i preti siano casti e immacolati. Però con il passare degli anni mi sono reso conto che non sono stato perfettamente celibe, perché essere celibi non significa solo non sposarsi, non avere una compagna“.

Queste sono testimonianze importanti, non solo perché fanno luce su aspetti molto particolari, quasi inediti della vita dei preti, ma perché arrivano dall’interno, da chi quell’abito l’ha indossato fino a poche settimane fa. Probabilmente l’ex Don influencer non cambierà la Chiesa, ma certamente il suo libro e le sue interviste, contribuiranno a stimolare riflessioni su norme che sono a dir poco anacronistiche e assolutamente controproducenti per l’istituzione stessa.

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