Giovanni Montuori: “Quando non vesto i panni di Lina Galore sono abbastanza mascolino”

08 Gen 2024 Fabiano Minacci • Tempo di lettura: 3 minuti

Giovanni Montuori Lina Galore

Giovanni Montuori è Lina Galore e archiviata l’esperienza a Drag Race Italia, chiusa nel migliore dei modi, ha rilasciato una serie di interviste sparse qua e là per la rete.

In una però datata ha affrontato un tema su cui mi piacerebbe mettere una lente di ingrandimento perché ha sollevato un problema che riguarda la nostra comunità. I gay più sono effeminati e più corrono il rischio di subire atti di bullismo. Fra le pagine di The Corner a domanda diretta “hai mai subito atti di bullismo?”, Giovanni Montuori ha risposto:

“Non mi è mai capitato di subire bullismo tout court, in tutta franchezza. Ho una enorme, chiamiamola così, “fortuna”: quando non vesto i panni di Lina sono un ragazzo abbastanza mascolino, sia nei modi che nell’aspetto, cosa che in una società machista ed etero normata rappresenta un vantaggio naturale. A parte qualche battuta da parte dei compagni d’infanzia quando scoprivano che adoravo giocare con le barbie, non sono mai stato aggredito, insultato o schernito per la mia s3ssualità o per il mio aspetto. Detesto pensare a questa mia caratteristica come ad una “fortuna”, perché dovrebbe sentirsi sicuro e protetto anche chi parla in falsetto e mette i crop top (adoro!)”.

E su questo credo che abbia totalmente ragione. Al di là degli atti di bullismo da parte degli omofobi, i gay effeminati sono anche i più discriminati all’interno della comunità stessa. Basta viverla per accorgersene.

Giovanni Montuori: “Come ho scelto il nome di Lina Galore”

“Galore è un drag family name, ereditato appunto dalla mia drag mother nonché ex storico fidanzato Sissy, e significa “assai, a bizzeffe, in abbondanza”. Lina viene da Lina Sastri, attrice e cantautrice napoletana, il cui volto mi ha folgorato la prima volta che l’ho vista in “Natale in Casa Cupiello” di De Filippo, un film che ha un grande significato per me e per la mia famiglia. Interpretava una giovane donna schiacciata dal peso delle scelte compiute per compiacere gli altri e le loro aspettative su di lei, che a un certo punto però non riesce più a resistere alla sue passioni. Super relatable per me, dottoressa in giurisprudenza che di fare l’avvocato proprio non vuole saperne. Il personaggio del film si chiama Ninuccia, ma come nome sarebbe stato troppo hardcore persino per me”.

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